Quanto può durare la guerra in Iran? È la domanda che oggi tiene con il fiato sospeso analisti, governi e mercati. Dal 28 febbraio, dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran, il mondo vive una fase di incertezza senza precedenti: centinaia di missili iraniani hanno colpito non solo Israele, ma anche diversi Paesi del Golfo, spingendo la regione sull’orlo di una crisi internazionale.
Quanto può durare la guerra in Iran? Missili, droni e arsenali strategici al centro del confronto
Il Medio Oriente si trova in uno stato di massima allerta dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele del 28 febbraio, noto come operazione “Furia Epica”. La reazione di Teheran non si è fatta attendere: centinaia di missili sono stati lanciati non solo contro obiettivi israeliani, ma anche verso Paesi del Golfo, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, ampliando così il raggio del conflitto.
Analisti e osservatori si interrogano ora sulla sostenibilità dell’arsenale iraniano, in particolare sulla capacità di Teheran di mantenere una pressione prolungata. Come evidenziato nella puntata del 3 marzo del programma Numeri su Sky TG24, “la resistenza del conflitto dipende da un delicato equilibrio tra riserve disponibili e produzione interna“.
Secondo le stime riportate, l’Iran possedeva alla fine di febbraio tra 1.500 e 2.500 missili balistici operativi, inclusi modelli come Shahab-3 e Khorramshahr, in grado di raggiungere fino a 2.000 km, potenzialmente minacciando anche il sud-est europeo. Questi vettori partono da “città missilistiche” sotterranee e, se lanciati a ritmo costante di 200 al giorno, potrebbero esaurire le scorte in circa 10-12 giorni.
Diversa è la situazione dei droni, in particolare gli Shahed, con una dotazione iniziale stimata in 80.000 unità e una produzione giornaliera di circa 200 dispositivi, sufficiente a sostenere operazioni di saturazione per quasi nove mesi. Il generale Reza Talaei-Nik ha sottolineato che “non sono state ancora impiegate le tecnologie più avanzate“, come il missile ipersonico Fattah, capace di Mach 13-15 e di trasportare testate nucleari fino a 1.400 km, o i missili Soumar, con un raggio di 3.000 km, che potrebbero colpire anche il sud-est europeo.
Quanto può durare la guerra in Iran: mercati e governi monitorano l’escalation
L’aspetto strategico non riguarda solo il numero di missili o droni, ma anche le implicazioni politiche ed economiche. Le Borse europee hanno subito cali significativi, riflettendo l’incertezza degli investitori, mentre esperti come Elliot Hentov, chief macro policy strategist di State Street, osservano che “i nomi delle operazioni militari – Furia Epica, Vera Promessa, Scudo di Giuda – evocano un punto di rottura quasi biblico, ma i mercati sembrano pensare: passerà anche questa“.
Come riportato da Il Messaggero, Standard & Poor’s e Amundi condividono una visione prudente: il conflitto potrebbe essere breve, con la durata influenzata dalla capacità missilistica iraniana e da eventuali difficoltà logistiche. Secondo Amundi, gli attacchi indiscriminati in più direzioni “sono probabilmente un segnale di difficoltà più che una strategia coordinata“.
La Cina, principale partner commerciale e militare dell’Iran, cerca di garantire la continuità delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz, ricordando che circa il 13% del suo fabbisogno petrolifero dipende dall’Iran. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno fissato un orizzonte massimo di quattro settimane, considerando i costi economici e politici della guerra, tra deficit pubblico, rifinanziamento del debito e pressione sull’elettorato interno.
Come sottolinea l’analisi di Bloomberg, “una guerra lunga danneggerebbe le forniture globali di energia e potrebbe alzare i prezzi del petrolio, con impatto sull’inflazione americana“. Per Teheran, invece, una conclusione rapida delle operazioni rimane cruciale per la sopravvivenza politica e militare del regime. Resta quindi aperta la domanda: quanto durerà davvero questa crisi? I prossimi giorni saranno determinanti, con scenari ancora imprevedibili.