La città di Monza nel cuore della Brianza è tornata a interrogarsi sul destino delle persone senza dimora dopo la morte di Massimo un uomo di 57 anni ritrovato all’alba su una panchina nei giardinetti di via Enrico da Monza. L’episodio ha suscitato reazioni che mescolano dolore e volontà di non lasciare che il suo nome si perda nell’indifferenza: nei giorni seguenti è stata lanciata una raccolta fondi per realizzare una lapide sulla sua sepoltura al cimitero di Monza.
Chi lo conosceva e chi gli aveva prestato aiuto ha deciso di intervenire in concreto per garantire almeno un gesto di dignità. L’Armadio dei poveri realtà presente in città da otto anni ha promosso l’iniziativa che, grazie al passaparola sui social, ha già coinvolto centinaia di persone. Il ricordo del funerale e l’appello al contributo hanno trovato eco anche tra esponenti locali e volontari.
Le circostanze del ritrovamento e la sepoltura
La morte di Massimo è avvenuta nei giorni di giugno quando il suo corpo fu rinvenuto all’alba su una panchina del Parchetto Nei vicino a un centro civico della città. A dare l’allarme furono alcuni operatori impegnati nella raccolta rifiuti, che notarono l’uomo immobile e avvisarono le autorità competenti.
Al loro arrivo i soccorritori non poterono fare altro che constatarne il decesso.
Per volontà delle autorità competenti la salma è stata tumulata in una zona comune del cimitero di Monza. La scelta della sepoltura comune riflette il fatto che l’uomo è venuto a mancare senza un nucleo familiare che potesse garantirgli un rito funerario diverso. I volontari e gli amici che lo avevano incontrato negli anni non si sono però rassegnati a lasciarlo anonimo.
L’iniziativa dell’Armadio dei poveri e il coinvolgimento della comunità
A promuovere la raccolta fondi è stata Roberta Campani referente de L’Armadio dei poveri che ha spiegato pubblicamente le motivazioni e le modalità del gesto. Nel messaggio rivolto alla città si legge chiaramente: “Abbiamo partecipato ai funerali di Massimo, il senzatetto deceduto qualche giorno fa su una panchina. È stato sepolto in una zona comune del cimitero di Monza. Visto che è morto da solo per strada vorremmo almeno dargli una sepoltura dignitosa facendogli una piccola lapide”.
La mobilitazione ha avuto una risposta rapida: tramite i canali social e il passaparola molti cittadini hanno espresso disponibilità a contribuire e persino a portare fiori sulla tomba. L’appello dell’associazione è stato rilanciato anche con il supporto di Easymonza che ha fornito appoggio logistico alla campagna. Tra le persone che hanno partecipato al funerale e hanno ricordato la figura dell’uomo c’è anche Paolo Piffer presente alla cerimonia nella chiesa di Cederna insieme ad amici, operatori e volontari.
Modalità del sostegno e reazioni
Chi desidera sostenere la raccolta può mettersi in contatto con l’associazione oppure recarsi presso la sua sede per consegnare un contributo. L’iniziativa è pensata per raccogliere i fondi necessari a realizzare una lapide che riporti il nome di Massimo e assicuri un segno tangibile di memoria. L’afflusso di persone e donazioni mostra come, anche in assenza di legami familiari, una comunità possa farsi carico dell’ultimo saluto di chi ha vissuto ai margini.
La sollecitazione a non dimenticare si accompagna a una riflessione pubblica: la presenza di persone in difficoltà nelle strade cittadine è una realtà che richiede attenzione costante, mentre gesti come questo indicano come la società civile possa intervenire quando le istituzioni e le reti formali non bastano a colmare ogni vuoto. La lapide per Massimo diventa quindi un simbolo di un ricordo collettivo che prova a restituire dignità.
Presenza degli operatori sociali e testimonianze
Nel corso dei giorni successivi al funerale, operatori e volontari hanno continuato a ricordare Massimo e a sostenere l’appello per la lapide. L’attività dell’associazione, attiva da otto anni nel fornire vestiti e beni di prima necessità, testimonia il legame costruito con molte persone in difficoltà, tra cui l’uomo che è venuto a mancare. Questo impegno si è tradotto in un’iniziativa concreta che ha trovato adesione tra i cittadini.
La mobilitazione attorno al caso sottolinea come azioni anche piccole — una lapide, un mazzo di fiori, un contributo economico — possano assumere valore simbolico quando la memoria collettiva rischia di cancellare chi è vissuto ai margini. La richiesta dell’associazione rimane semplice e chiara: un segno di rispetto per chi non aveva più chi lo attendesse, perché il suo nome non venga dimenticato.
