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“Radici a metà” 30 anni di emigrazione romena guardando al domani

Roma, 20 mag. (askanews) – Integrazione contro assimilazione, cittadinanza contro diritti negati, prime e seconde generazioni tra desiderio di restare e tentazione di tornare. Sono questi alcuni dei temi trattati nel volume “Radici a metà”, realizzato dall’Istituto di studi politici San Pio V e dal Centro studi e ricerche Idos, il cui tour di presentazione ha fatto tappa alla Camera dei deputati.

Un’analisi che parte dai dati, un romeno su cinque vive all’estero e oltre un milione soltanto in Italia, ma che va oltre, esaminando gli aspetti sociologici della diaspora romena, sia in Italia che in Romania.

I motivi delle partenze, i flussi, mai diventati “invasione”, come paventato, ma anzi strumenti di sostegno della società italiana.

Una comunità che contribuisce al 2% del Pil italiano e che grazie alle affinità di lingua e cultura ha saputo trovare in Italia la sua seconda casa nonostante alcuni momenti di incomprensioni e tensioni svanite negli anni.

“Radici a metà”, perché, come è emerso dal dibattito, i romeni che hanno deciso di stabilirsi in Italia per lavoro e i loro figli, che si sentono spesso più cittadini europei che italiani, il 46%, vivono ancora in un limbo di cittadinanza non del tutto realizzata.

Nel corso dell’evento, a cui hanno partecipato anche gli onorevoli Maria Teresa Baldini e Flora Frate, si è discusso infatti di come completare questo processo di integrazione, attraverso la piena cittadinanza, anche con lo Ius Scholae, e con l’abbattimento delle barriere burocratiche per il diritto di voto alle amministrative. E ultima suggestione la possibilità di eleggere un rappresentante della diaspora al Parlamento italiano, come accade per gli italiani che risiedono in Romania.

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