Lo sciopero generale del 30 ottobre ha portato migliaia di persone nelle strade di Roma, tra studenti, lavoratori e movimenti sociali. Il corteo organizzato dall’Usb ha attraversato il centro della Capitale tra slogan, momenti di tensione e scontri con le forze dell’ordine, per poi trasformarsi in un accampamento ai Fori Imperiali destinato a proseguire fino a domenica.
Sciopero generale a Roma, migliaia di manifestanti in corteo: tensione al Circo Massimo e al Celio
Roma è stata attraversata da una massiccia mobilitazione in occasione dello sciopero generale del 30 ottobre, proclamato dall’Unione sindacale di base contro il carovita e quella che i manifestanti definiscono «economia di guerra». Studenti, lavoratori, agricoltori, tassisti, medici e rappresentanti dei movimenti per il diritto all’abitare si sono ritrovati in diverse piazze della Capitale, per poi confluire a piazza dei Cinquecento, punto di partenza del corteo diretto verso il centro storico.
Tra gli slogan più ripetuti durante la giornata quello scelto per la mobilitazione: «Noi produciamo la ricchezza, voi ladri di futuro». La protesta ha coinvolto anche le scuole, con picchetti e iniziative studentesche già dalle prime ore del mattino. Intorno alle 11:30 una parte dei manifestanti ha raggiunto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a piazza di Porta Pia, trovando un imponente schieramento di polizia e Guardia di Finanza.
Nel mirino dei partecipanti anche la precettazione dello sciopero nel settore dei trasporti firmata da Matteo Salvini. «Cinquecento euro di multa per non scioperare», hanno contestato alcuni manifestanti, mentre un sindacalista ha attaccato il ministro: «Lui, che non ha mai lavorato, ci precetta perché non sa che i trasporti lavorano 7 giorni su 7». Massima attenzione da parte delle forze dell’ordine anche nei pressi della stazione Termini, con accessi contingentati, del Colosseo e del Villaggio della Difesa allestito al Circo Massimo. Proprio in quest’ultima area sono stati predisposti blindati, idranti e agenti in tenuta antisommossa per impedire eventuali incursioni. Fumogeni rossi e viola sono stati accesi durante il passaggio del corteo, mentre la polizia ha sorvegliato gli spostamenti dei gruppi anche attraverso gli elicotteri.
Barricate, lacrimogeni e tende ai Fori Imperiali: la protesta prosegue fino a domenica
Nel corso della giornata non sono mancati momenti di tensione. Uno spezzone della manifestazione si è allontanato dal percorso principale, attraversando Trastevere e tentando di raggiungere il Parlamento. Circa duemila persone sono state monitorate dalle forze dell’ordine, mentre un gruppo ha cercato di superare il cordone di sicurezza all’altezza di Ponte Sisto. Gli agenti sono intervenuti con gli scudi e una carica di alleggerimento. Altri disordini si sono verificati nella zona del Celio, dove alcuni manifestanti hanno tentato di utilizzare transenne e segnali stradali per costruire barricate, rovesciando e incendiando cassonetti in via Flavia.
Un gruppo di oltre 300 persone, vestite di nero e con maschere antigas, avrebbe inoltre aggredito chi provava a documentare gli episodi. La polizia ha risposto con il lancio di lacrimogeni. Nel frattempo, alcuni partecipanti hanno cercato di forzare i cancelli di un cantiere della metropolitana C. Altri manifestanti hanno raggiunto viale Aventino, dove le forze dell’ordine hanno invitato i commercianti ad abbassare le serrande per precauzione.
Un ulteriore spezzone studentesco ha invece proseguito verso il Ministero dell’Istruzione, dopo aver lanciato uova davanti all’edificio, scandendo lo slogan «Noi la guerra non la vogliamo». La mobilitazione ha coinvolto anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha riferito di essere stato aggredito mentre si trovava nel traffico nei pressi di piazza dei Cinquecento. La conclusione del corteo principale, arrivato in via dei Fori Imperiali, non ha segnato la fine della protesta: gli organizzatori hanno infatti deciso di allestire un accampamento con tende, sedie e punti di ritrovo, con l’obiettivo di rimanere nell’area fino a domenica 1° novembre e organizzare una grande assemblea nazionale. «La protesta non finisce qui», invitando i partecipanti a portare cibo e attrezzature per unirsi all’iniziativa.
Tra le richieste avanzate figurano la riduzione del prezzo dei carburanti, il contenimento dei costi dei beni essenziali e il blocco degli aumenti delle bollette di luce e gas. «Saremo qui oggi e nei prossimi giorni in attesa che il governo dia ascolto alle nostre richieste», è stato annunciato al megafono. Anche il mondo agricolo ha rilanciato la propria protesta attraverso le parole di Tonino Monfeli, presidente di Conca degli Agricoltori Italiani: «Ci vedremo presto in piazza con molti più agricoltori. Noi abbiamo i trattori. La Meloni ha i missili, i droni che ammazzano le persone».
