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"Più persone, il marito potrebbe non essere il killer", caso Resinovich: la nuova ipotesi

"Più persone, il marito potrebbe non essere il killer", caso Resinovich: la nuova ipotesi

Liliana Resinovich, dai sospetti su Sebastiano Visintin ai reperti analizzati: l'incidente probatorio a Trieste cerca nuovi elementi sulla morte della donna.

A quasi cinque anni dalla scomparsa di Liliana Resinovich, il caso continua a essere al centro di interrogativi e nuove verifiche investigative. Il fratello Sergio torna a sostenere la pista dell’omicidio e non esclude che ad agire possano essere state più persone. Intanto, a Trieste, una nuova udienza mette sotto esame le perizie su DNA e impronte digitali, nella ricerca di elementi utili a ricostruire quanto accaduto.

Omicidio Liliana Resinovich, il fratello Sergio: “È stata uccisa, forse da più persone”

«Liliana è stata uccisa, di sicuro. Potrebbe essere stata più di una persona». Non ha dubbi Sergio Resinovich, fratello di Liliana, intervenuto davanti al Tribunale di Trieste prima dell’udienza dedicata alle nuove perizie genetiche e dattiloscopiche.

La donna, 63 anni, era scomparsa dalla propria abitazione il 14 dicembre 2021 ed era stata ritrovata senza vita il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni.

Il fratello continua a escludere l’ipotesi del suicidio, pur non indicando necessariamente nel cognato Sebastiano Visintin, marito della vittima e unico indagato per omicidio, il responsabile della morte: «Può essere che lui non c’entri, che sia stato coinvolto qualcun altro». Resta però convinto che l’uomo sia a conoscenza di qualcosa.

Tra gli elementi che alimentano i suoi sospetti c’è il presunto trasferimento del corpo nel luogo del ritrovamento.

Liliana pesava circa cinquanta chili e, secondo Sergio, sarebbe stato difficile trasportarla da soli, soprattutto di notte e in un’area boschiva. «Non credo che una persona riesca a farlo da sola, soprattutto in un bosco, con quel buio, di notte, con tutte quelle buche», ha spiegato. Il fratello ha richiamato anche l’assenza di terriccio sulle scarpe della donna, interpretandola come un indizio del fatto che non abbia raggiunto autonomamente il punto in cui è stata trovata.

Nuove perizie sul delitto di Liliana Resinovich: DNA, impronte e il guanto nero vicino al corpo

L’udienza è iniziata alle 9.30 di oggi, 30 ottobre, al Palazzo di Giustizia di Trieste e si svolge a porte chiuse davanti alla gip Flavia Mangiante, con la partecipazione della pm Ilaria Iozzi e della procuratrice capo Patrizia Castaldini. Tra gli elementi più significativi emersi nelle settimane precedenti c’è il ritrovamento di un profilo genetico maschile sui jeans di Liliana e su uno dei sacchi neri utilizzati per avvolgere il corpo. Le successive comparazioni della Polizia scientifica avrebbero però permesso di ricondurre quelle tracce a un operatore che aveva maneggiato i reperti durante gli accertamenti del 28 luglio 2023. Rimangono invece da chiarire altre tracce genetiche, tra cui quella maschile individuata sul cordino che teneva legate le chiavi della donna.

Sul fronte delle impronte, la nuova consulenza ha rilevato quattro tracce sui sacchi neri con caratteristiche compatibili con il guanto nero da lavorotrovato vicino al cadavere. Gli esperti hanno parlato di un «moderato supporto» all’ipotesi che siano state prodotte proprio dal contatto con quell’indumento.

Assente in aula il marito della vittima, mentre era presente il fratello Sergio, accompagnato dal proprio legale Nicodemo Gentile. Anche quest’ultimo ha sottolineato l’importanza dell’assenza di tracce della donna sui reperti: «Non ci sono impronte di Liliana ed è un dato che urla una verità che merita di essere accertata e sviluppata».

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