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Madre e figlia avvelenate con la ricina, esclusi due nomi dai sospetti: chi sono

Madre e figlia avvelenate con la ricina, esclusi due nomi dai sospetti: chi sono

Alice Di Vita e il marito di una conoscente di Gianni Di Vita non sarebbero più al centro delle verifiche. Resta da chiarire chi abbia avvelenato madre e figlia con la ricina.

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, avvelenate con la ricina a Pietracatella. La Procura di Larino avrebbe escluso due persone dai sospetti, mentre proseguono gli accertamenti sui dispositivi elettronici sequestrati a Gianni Di Vita.

Ricina, analizzati i dispositivi di Gianni Di Vita: al vaglio computer e smartphone

Un altro passaggio importante dell’inchiesta riguarda il materiale informatico sequestrato a fine settembre negli studi professionali di Gianni Di Vita, a Campobasso e Pietracatella. Nella mattinata di giovedì 29 ottobre, negli uffici della Questura di Campobasso, personale specializzato della polizia ha avviato le operazioni di estrazione dei dati contenuti nei dispositivi acquisiti durante le perquisizioni.

Come riferito da IsNews e Leggo.it, sotto la lente degli investigatori sono finiti computer, hard disk, chiavette USB e uno smartphone. Resta ancora da chiarire soprattutto come la ricina sia arrivata nella casa della famiglia e in quale modo sia stata somministrata alle due vittime.

Caso ricina a Pietracatella, due persone escluse dai sospetti: cosa emerge dalle indagini

Proseguono gli accertamenti sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 dopo essere state avvelenate con la ricina nella loro abitazione di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Secondo quanto riferito dall’inviato di Dentro La Notizia, il programma di Canale 5 condotto da Gianluigi Nuzzi, la Procura di Larino avrebbe escluso dalla cerchia dei sospettati due persone finite inizialmente al centro delle verifiche investigative. Si tratta di Alice Di Vita, sorella di Sara e figlia di Antonella, e del marito di un’amica d’infanzia di Gianni Di Vita, che lavora come tecnico di laboratorio presso l’istituto agrario di Riccia. Al momento, tuttavia, non risultano persone iscritte nel registro degli indagati e gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire quanto accaduto e individuare l’eventuale responsabile.

Le indagini sono state avviate dopo che gli esami tossicologici eseguiti dall’Istituto Maugeri di Pavia e i risultati delle autopsie hanno confermato la morte per intossicazione acuta da ricina. Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre della ragazza, aveva consumato il pasto insieme alle due vittime, ma gli accertamenti disponibili avevano dato esito negativo per lui, che aveva manifestato soltanto sintomi lievi.

La Procura procede per duplice omicidio premeditato contro ignoti e attende anche i risultati degli esami affidati al Robert Koch Institute di Berlino, incaricato di analizzare gli alimenti e i 131 reperti recuperati nell’abitazione. I risultati, secondo gli ultimi aggiornamenti, non sarebbero disponibili prima della fine dell’anno. Parallelamente, gli inquirenti avrebbero approfondito la posizione di una seconda donna, una conoscente di Gianni Di Vita, senza che siano ancora emersi dettagli certi sulla sua identità o sui suoi eventuali rapporti con l’ex sindaco di Pietracatella.

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