Il 18 marzo 2026 un’operazione di soccorso si è svolta sulla parete sud del Monviso, nel territorio di Pontechianale (Cuneo), per recuperare uno scialpinista inglese di 65 anni che si era infortunato a una gamba durante una traversata. Il gruppo, composto da sette persone, si trovava nella zona del Bivacco Bertoglio, nel vallone delle Giargiatte, quando è scattata la chiamata d’emergenza.
La chiamata e la prima segnalazione
La richiesta di aiuto è stata inoltrata tramite il sistema satellitare InReach di Garmin: la segnalazione è partita alle 12:50 e l’allarme è stato recepito dalle centrali competenti, con la notizia che il paziente presentava una sospetta frattura a una gamba a circa 2.800 metri di quota. In risposta, la procedura ha attivato i canali istituzionali: la comunicazione è passata dalla Capitaneria di Porto ai Vigili del Fuoco, che hanno disposto l’invio di una squadra SAF neve e ghiaccio e l’uscita dell’elicottero identificato come Drago.
Il contesto operativo in quota
Le condizioni meteorologiche si sono rivelate da subito impegnative e la visibilità limitata ha complicato l’accesso in elicottero. Nonostante ciò, l’elisoccorso è riuscito a sbarcare un tecnico e un cinofilo del Soccorso Alpino vicino al gruppo; nel frattempo i compagni dell’infortunato avevano scavato una truna per proteggerlo dal vento e dal freddo. L’uso coordinato di squadre a terra e operatori specialistici in quota ha permesso una prima stabilizzazione delle condizioni del paziente.
Le tecniche di soccorso e il trasporto
Sul posto, i tecnici hanno provveduto a immobilizzare la gamba e a posizionare l’infortunato su una barella, quindi su un toboga per facilitare il trasferimento verso quote più basse dove la presenza dell’elicottero sarebbe stata possibile. Il termine toboga indica in questo contesto una slitta da soccorso usata per spostare in sicurezza persone ferite su neve e pendii ripidi, spesso trainata o trasportata a mano dai soccorritori fino a un punto di recupero.
Coordinamento tra mezzi aerei e personale a terra
L’elicottero ha recuperato altri due soccorritori e li ha depositati nelle aree accessibili, ricongiungendosi poi al gruppo per completare le operazioni di trasferimento. Quando le condizioni meteorologiche sono migliorate intorno ai 2.200 metri, l’elisoccorso ha potuto atterrare o effettuare l’imbarco in sicurezza, permettendo l’immediato trasporto dell’uomo verso una struttura ospedaliera per accertamenti e cure.
Gli strumenti e il valore della prontezza
L’intervento ha messo in evidenza l’importanza di alcune componenti fondamentali per la gestione delle emergenze in montagna: il sistema satellitare per la localizzazione e comunicazione, le squadre specializzate dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Alpino, e la capacità di improvvisare ripari come la truna per proteggere un ferito dalle condizioni estreme. L’azione collettiva dei compagni di cordata e l’immediato allertamento hanno contribuito in maniera determinante al buon esito dell’operazione.
Esito e considerazioni finali
Il recupero si è concluso con l’imbarco dell’infortunato sull’elicottero e il trasferimento in ospedale per le cure del caso. La vicenda ricorda quanto siano cruciali la prevenzione, la corretta dotazione di dispositivi di comunicazione come InReach e la preparazione di chi affronta itinerari d’alta quota: avere strumenti di localizzazione e la conoscenza di tecniche di autosoccorso può fare la differenza tra un intervento tempestivo e un aggravamento delle condizioni. Le autorità competenti e i soccorritori hanno sottolineato l’efficacia del coordinamento tra forze aeree e unità specialistiche in ambienti montani impegnativi.