In due giorni di voto, il 24 e il 25 maggio, gli elettori di Colico sono chiamati a decidere una questione che va oltre la semplice carta d’identità amministrativa. Circa 6mila elettori dovranno rispondere a un quesito che apre la strada al possibile passaggio del comune dalla provincia di Lecco alla provincia di Sondrio.
Colico conta più di 8mila abitanti e per posizione geografica funge da snodo tra le sponde del Lago di Como e la Valtellina: una collocazione che alimenta il dibattito su cosa significhi essere periferia o centro.
La posta in gioco non è solo tecnica: si parla di servizi, visibilità turistica e rapporti con istituzioni e università.
Chi promuove il cambiamento sostiene che il passaggio darebbe a Colico una maggiore centralità amministrativa e opportunità concrete, mentre i contrari avvertono dei rischi legati alla perdita di collaborazioni e finanziamenti già ottenuti.
Le ragioni del sì
I sostenitori del Sì mettono al centro l’idea di essere riconosciuti come un punto chiave per la Valtellina e il lago.
Secondo il comitato favorevole, guidato da esponenti locali e dalla sindaca Monica Gilardi, Colico sarebbe oggi percepita come una periferia nella struttura provinciale lecchese. Il trasferimento a Sondrio, dicono, consentirebbe una gestione più vicina alle esigenze locali, con possibili miglioramenti su infrastrutture, viabilità e servizi sociali. Vengono citate stime e analisi economiche che prospettano anche un incremento dell’attrattività turistica e un alleggerimento di alcuni costi per i cittadini.
Promesse concrete
Tra le promesse più spesso ripetute dal fronte del sì figurano più risorse per la polizia locale, tariffe e rette potenzialmente più contenute per alcune utenze e una gestione più rapida delle pratiche amministrative. L’argomentazione insiste su come una maggiore prossimità decisionale possa tradursi in risposte più rapide e mirate alle specificità di un comune che è allo stesso tempo lago e montagna.
Le ragioni del no
Il fronte del No mette in guardia dall’ottimismo facile e richiama i risultati già ottenuti con la provincia di Lecco. Secondo gli oppositori, i servizi erogati dalla provincia lecchese sono di qualità elevata e il legame con il marchio Lake Como rappresenta un vantaggio strategico per il turismo e per le imprese locali. Si sottolinea inoltre come le collaborazioni con istituti di ricerca e il Politecnico abbiano valore non solo simbolico ma anche concreto per lo sviluppo economico.
Rischi e benefici valutati
Tra i punti sollevati dal comitato del no ci sono la perdita di progetti in corso e dei finanziamenti già stanziati: negli ultimi anni Colico ha ottenuto contributi per opere pubbliche, la nuova caserma, un campo sportivo e interventi per l’istituto Marco Polo, con risorse valutate importanti. Per gli scettici, il costo di un cambio amministrativo potrebbe superare i benefici prospettati dal passaggio a Sondrio.
Implicazioni pratiche e simboliche
Il risultato del referendum non deciderà soltanto l’appartenenza a una provincia ma narrerà anche come la comunità interpreta la propria identità. Se prevalesse il sì, la provincia di Lecco scenderebbe a 83 comuni, dopo aver perso Torre de’ Busi nel 2017, mentre la provincia di Sondrio salirebbe a 78. Oltre ai numeri, si giocano rapporti di collaborazione, promozione turistica e accesso a reti istituzionali.
Dal punto di vista pratico, il percorso legislativo successivo al voto prevederebbe fasi tecniche e decisioni a livello regionale: non si tratta di un trasferimento immediato ma dell’avvio di un iter che richiede valutazioni e tempi amministrativi. Per i cittadini, tuttavia, l’esito è già un segnale sul tipo di futuro che si intende costruire per il proprio territorio.