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Referendum giustizia, perché i sondaggisti parlano di affluenza sorprendente

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L’affluenza sorprende gli esperti: al referendum sulla giustizia i sondaggisti parlano di numeri inattesi e partecipazione in crescita. Un voto che mobilita cittadini e apre nuovi scenari politici.

Una domenica di urne, discussioni e numeri che sorprendono perfino chi i numeri li studia per mestiere.

Quando i sondaggisti guardano il referendum giustizia e restano spiazzati

Il dato gira da ore nelle redazioni. Telefoni, chat, tv accese in sottofondo. L’affluenza al referendum sulla giustizia cresce più del previsto. Molto più del previsto.

Alle 19 sfiora il 40%, con la prospettiva — dicono le proiezioni — di arrivare perfino al 60%. Un risultato che fino a pochi giorni fa sembrava improbabile. I sondaggisti lo ammettono senza troppe acrobazie retoriche: non se lo aspettavano.

“Clamoroso”. La parola circola parecchio.

Secondo il politologo Salvatore Vassallo il segnale è chiaro.
«Il dato dell’affluenza è davvero sorprendente: e una tale misura si raggiunge solo quando i motori si accendono in entrambi i campi», spiega a la Repubblica. E aggiunge un dettaglio che nelle analisi pesa: «La sfida ha generato una quantità inedita di discussioni e punti di vista».

In effetti il clima non è quello dei referendum tiepidi. Quelli che passano quasi inosservati.

Qui lo scontro politico è stato forte. Molto forte. E la società civile — associazioni, movimenti, comitati — ha fatto rumore. Anche i giovani, sorprendentemente presenti. O almeno più presenti del previsto.

Il risultato è un’affluenza distribuita in modo piuttosto uniforme. Zone tradizionalmente progressiste. Zone più conservatrici. Tutte coinvolte. E questo complica i calcoli.

I sondaggisti, infatti, frenano.

«Ma no, non è detto, potrebbe essere un’illusione ottica», avverte Lorenzo Pregliasco. «La partita è aperta, in ogni esito». Tradotto: i numeri non raccontano ancora chi sta vincendo.

E poi c’è la questione del famoso “effetto partecipazione”. Che spesso si interpreta troppo velocemente.

Il referendum giustizia visto dai sondaggisti tra numeri, dubbi e previsioni

Chi prova a leggerli con cautela i dati sul referendum sulla giustizia è Renato Mannheimer. L’analisi è semplice ma non banale.
«Il centrodestra se riesce a mobilitare tutti può vincere; ma c’è un fronte del no», osserva. Insomma, non esiste una traduzione automatica tra affluenza e risultato.

I flussi elettorali sono più complicati di così.

Anche Antonio Noto lo dice senza girarci troppo attorno. «Non ho mai pensato che un diverso tasso di affluenza portasse alla vittoria dell’uno o dell’altro». Però c’è un elemento che ha colpito tutti. Un’accelerazione improvvisa.

«Negli ultimi giorni c’è stato un balzo di 10 punti», spiega. «Coloro che avevano deciso di andare a votare sono passati dal 41 al 51 per cento in una settimana». Numeri rapidi. Quasi nervosi.

E infatti la conclusione è altrettanto netta: prevedere un 60% finale era praticamente impossibile.

Nel frattempo la giornata scorre. Fuori dai seggi piccoli capannelli. Qualcuno discute, qualcuno entra veloce e basta. Un signore con il giornale sotto braccio. Una ragazza che controlla il telefono mentre aspetta il turno. Scene normali, ma non banali.

Perché comunque vada una cosa appare chiara: il voto non potrà essere liquidato come quello di una minoranza.

Gli italiani hanno risposto alla chiamata.

E ora si aspetta l’ultimo dato, quello definitivo. Le urne chiudono alle 15. Poi i conteggi, le proiezioni, le analisi.

A quel punto — come dicono gli stessi sondaggisti — i giochi saranno fatti. O quasi.