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La tragica vicenda che ha colpito l’hotel Rigopiano nel gennaio 2017, quando una valanga ha causato la morte di 29 persone, ha finalmente raggiunto un epilogo giudiziario. Dopo quasi otto ore di camera di consiglio, la Corte d’Appello di Perugia ha reso nota la sentenza dell’appello bis, che ha portato a una sequenza di condanne e assoluzioni.
Le condanne e le assoluzioni
Nel processo in corso, tre ex dirigenti regionali, Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci, sono stati condannati a due anni di reclusione. Al contempo, l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e l’ex tecnico comunale, Enrico Colangeli, sono stati assolti. Anche altri tre funzionari regionali, Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio e Emidio Primavera, hanno ricevuto un verdetto di assoluzione. Inoltre, due funzionari della provincia, Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco, hanno beneficiato della prescrizione.
Le richieste dell’accusa
Il pubblico ministero, Paolo Barlucchi, aveva inizialmente chiesto pene più severe, proponendo tre anni e dieci mesi di reclusione per i dirigenti regionali e due anni e otto mesi per Lacchetta e Colangeli. Tuttavia, la sentenza finale ha ridotto le pene a due anni per i tre dirigenti, mentre le richieste di condanna per altri imputati sono state accolte solo parzialmente.
Le reazioni alla sentenza
La lettura del dispositivo ha generato forti emozioni in aula. L’avvocato di Ilario Lacchetta ha manifestato la sua commozione per l’assoluzione del cliente, suscitando reazioni tra i familiari delle vittime. In particolare, la madre di Stefano Feniello ha espresso il suo disappunto per la mancanza di rispetto nei confronti della tragedia subita. Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha dichiarato la sua vicinanza alle famiglie delle vittime, evidenziando la responsabilità delle istituzioni nella gestione della situazione.
Il contesto della tragedia
Il 18 gennaio 2017, una valanga di enormi proporzioni ha travolto l’hotel Rigopiano, situato in un’area montuosa. All’interno della struttura si trovavano 40 persone, tra cui 28 ospiti, di cui 4 bambini. Il disastro si è verificato dopo una serie di scosse di terremoto che avevano già messo in allerta gli ospiti. Solo 11 persone sono riuscite a sopravvivere, mentre le richieste di soccorso inviate dalle persone presenti sono rimaste in gran parte inascoltate, contribuendo così alla gravità della situazione.
Un processo lungo e complesso
Il procedimento legale ha attraversato vari gradi di giudizio, partendo dal primo grado a Pescara, dove sono state emesse cinque condanne e 25 assoluzioni. Il caso è approdato a Perugia dopo il rinvio della Cassazione, che ha annullato le condanne precedenti, riaprendo il dibattito su alcune posizioni. Diversi legali hanno commentato che la sentenza rappresenta un momento storico per il riconoscimento delle responsabilità della pubblica amministrazione in caso di tragedie simili.
Le responsabilità politiche
I familiari delle vittime hanno espresso il loro rammarico per l’assenza di responsabilità politiche nel processo, sottolineando che le istituzioni avrebbero potuto e dovuto agire per prevenire una simile tragedia. La loro lotta per giustizia continua, con la speranza che la sentenza possa portare a una riflessione profonda sui doveri delle autorità in situazioni di emergenza.
Con la chiusura di questo capitolo, i familiari delle vittime di Rigopiano continuano a chiedere giustizia e a ricordare i loro cari. La comunità abruzzese, profondamente colpita dalla tragedia, si prepara a ricostruire un futuro più sicuro, affrontando le sfide con determinazione e resilienza.