La vicenda del rogo al discobar Constellation continua a muovere le procure e la diplomazia: i magistrati della procura di Roma si sono recati a Sion oggi e domani per esaminare gli atti dell’inchiesta svizzera e acquisire copia dei documenti ritenuti utili al procedimento aperto a piazzale Clodio. L’incendio, avvenuto nella notte di Capodanno, ha causato la morte di 41 persone, tra cui 6 ragazzi italiani, e numerosi feriti, e resta al centro di un accertamento complesso che unisce elementi tecnici e profili di responsabilità penale.
Questa missione rappresenta il primo passo concreto della cooperazione rafforzata annunciata il 19 febbraio a Berna tra il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud. L’attività è definita come assistenza giudiziaria e non è stata ancora trasformata in una squadra investigativa comune, come richiesto da alcuni attori politici.
Obiettivi della presenza romana a Sion
Il gruppo di magistrati italiani, accompagnato da funzionari della squadra mobile, dai vigili del fuoco e dagli ufficiali di collegamento dell’ambasciata italiana, ha come obiettivo primario la selezione e l’acquisizione degli atti utili al fascicolo penale aperto a Roma per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni. L’analisi congiunta dei documenti servirà a chiarire ruoli e responsabilità, oltre che a valutare la possibilità di approfondimenti tecnici condivisi tra le due procure.
Impatto diplomatico e rapporti bilaterali
Dal tono della collaborazione dipenderanno anche ricadute diplomatiche: la riapertura del dialogo e un clima di fiducia potrebbero favorire il rientro dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado a Berna, richiamato a Roma dal 24 gennaio. La procedura di assistenza giudiziaria è dunque anche uno strumento per ricucire rapporti istituzionali, oltre che per condurre indagini efficaci.
Il video che mostra la porta sbarrata
Nel materiale sequestrato e analizzato dalla polizia del Cantone del Vallese emerge un elemento particolarmente inquietante: un video di 31 secondi ripreso dalle telecamere interne del locale che, alle 1.26, mostrerebbe un addetto aprire la porta di sicurezza per far entrare un uomo che poi pare armeggiare con un chiavistello chiudendola. Pochi secondi dopo sarebbero state accese le candele pirotecniche applicate alle bottiglie di champagne, con la conseguente combustione del soffitto rivestito di una schiuma altamente infiammabile.
Conseguenze per il deflusso e la sicurezza
Il blocco dell’uscita di sicurezza è ritenuto un fattore che ha reso più difficoltoso il deflusso dei clienti e ha trasformato il locale in una trappola mortale. Quelle immagini, se confermate, assumono rilevanza cruciale per la ricostruzione della dinamica e per l’attribuzione delle eventuali responsabilità penali.
Versioni contrapposte e indagati
Intorno a questi elementi si articolano versioni contrastanti. I proprietari del discobar, Jessica e Jacques Moretti, hanno dichiarato che la porta era destinata all’uso dei dipendenti e che non veniva chiusa. Al contrario, il buttafuori Jankovic Predrag ha riferito di aver sentito conversazioni in cui si diceva che le porte dovevano rimanere chiuse per evitare ingressi non paganti. Questa divergenza è al centro degli approfondimenti della procura del Vallese.
Stato dell’inchiesta e prossime audizioni
Il pool guidato dalla procuratrice aggiunta Catherine Seppey ha finora iscritto nel registro degli indagati nove persone, con contestazioni che vanno da omicidio colposo a incendio colposo e lesioni. Nei prossimi giorni sono previste audizioni decisive: è in programma l’audizione di Rozerin Ozkaytan, la giovane fotografa del Constellation sopravvissuta dopo settimane di coma, e il 7 aprile verrà nuovamente interrogato Jacques Moretti. Successivamente saranno sentiti anche i cinque amministratori comunali coinvolti, tra cui il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud.
Prospettive e riflessioni finali
L’inchiesta procede su più direttrici: l’esame delle immagini, le testimonianze dei sopravvissuti e le responsabilità gestionali e amministrative. La collaborazione tra Roma e Sion è destinata a modellare non solo l’esito giudiziario, ma anche il quadro diplomatico tra i due Paesi. In questo momento, tuttavia, restano aperti molti nodi tecnici e probatori che richiedono verifiche approfondite per garantire che la ricostruzione dei fatti sia solida e condivisa.