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San Siro, inchiesta della Procura: perquisizioni e ipotesi di favoritismi verso Inter e Milan

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La vicenda riguarda l'iter che ha portato alla vendita di San Siro: perquisizioni, acquisizione di telefoni e l'ipotesi di turbativa d'asta e rivelazione d'ufficio

La Procura di Milano ha avviato accertamenti sulla procedura che ha portato alla cessione dell’area di San Siro ai club calcistici, con una serie di perquisizioni e il sequestro di telefoni cellulari. L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza su delega dei magistrati, ha interessato gli uffici comunali, le sedi societarie e le abitazioni dei soggetti coinvolti per ricostruire eventuali scambi informali e fughe di notizie.

Al centro dell’indagine ci sono i profili di responsabilità relativi all’organizzazione dell’avviso pubblico e alla definizione dei contenuti amministrativi che hanno condotto alla vendita, formalizzata con un rogito nel novembre del 2026. I pm ipotizzano che l’iter possa essere stato orientato in favore delle società acquirenti, suscitando dubbi sull’equilibrio tra interesse pubblico e privato.

L’inchiesta e i soggetti coinvolti

Secondo gli atti, risultano indagati nove soggetti a vario titolo per i reati di turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio. Tra questi compaiono ex assessori comunali, dirigenti di Palazzo Marino, il direttore generale e consulenti che hanno seguito la procedura. Tra i nomi emersi ci sono Giancarlo Tancredi e Ada Lucia De Cesaris, il dg Christian Malangone, la responsabile del procedimento Simona Collarini, insieme a consulenti e manager legati a Inter e Milan come Mark Van Huukslot, Alessandro Antonello, Fabrizio Grena, Giuseppe Bonomi e Marta Spaini.

Gli atti eseguiti dalla Guardia di Finanza

Le perquisizioni, disposte dai pm Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi con l’aggiunta dell’aggiunto Paolo Ielo e l’autorizzazione del gip Roberto Crepaldi, hanno previsto accessi in più sedi e il sequestro di dispositivi elettronici. L’obiettivo è ricostruire la sequenza dei contatti e verificare se documenti riservati o bozze di delibere siano state comunicate a consulenti esterni prima delle decisioni ufficiali.

Chat, documenti e il sospetto di orientamento

Tra gli elementi che hanno attirato l’attenzione degli inquirenti ci sono conversazioni e scambi di mail che, secondo la ricostruzione, mostrerebbero una circolazione intensa di informazioni tra funzionari comunali e consulenti dei club nelle fasi decisive. In particolare, sarebbe stata esaminata la definizione del contenuto dell’avviso pubblico aperto nel 2026 e le bozze delle delibere concordate in anticipo, fattori che potrebbero aver limitato la concorrenza.

Rilevanze temporali e contatti antecedenti

Le indagini sottolineano come alcune interlocuzioni con rappresentanti dei club e consulenti risalgano ormai a diversi anni prima della vendita: i magistrati rilevano contatti significativi a partire dal 2017 e una progressione di scambi anche nel 2019. La Procura intende accertare se tali contatti abbiano determinato una conoscenza preventiva delle volontà dei club, influenzando decisioni amministrative successive, inclusa l’iscrizione del comparto nei piani comunali di valorizzazione.

Elementi tecnici dell’operazione e punti economici

La vendita si è concretizzata su un prezzo fissato dall’Agenzia delle Entrate in 197 milioni di euro, con la previsione di scomputi relativi a lavori e opere. Tra le poste discusse figurano interventi infrastrutturali come il tunnel Patroclo, per il quale il conteggio complessivo e i riconoscimenti economici verso le società sono stati oggetto di attenzione degli inquirenti: sui circa 68 milioni stimati di lavori, una porzione sarebbe stata riconosciuta e scomputata dal prezzo di vendita.

Il ruolo delle delibere e il vincolo culturale

Un punto cruciale è la tempistica dell’iter amministrativo: alcune delibere, tra cui quella del 5 novembre 2026 e quella di gennaio 2026, vengono citate come tappe che hanno incanalato la procedura verso la cessione. Gli investigatori fanno riferimento anche al rischio di un vincolo di interesse culturale che sarebbe potuto scattare dopo il compimento di 70 anni da determinate fasi del collaudo del secondo anello dello stadio, con la conseguenza di rendere impraticabile una demolizione complessiva.

Implicazioni e scenari aperti

Se le ipotesi di reato dovessero trovare conferma, lo scenario aprirebbe profili di illegittimità nelle procedure amministrative e di possibile pregiudizio all’interesse pubblico. Al contrario, gli indagati e i loro difensori sostengono che l’iter sia stato corretto e trasparente, parlando di un avviso pubblico regolare e di un processo decisionale conforme alle norme vigenti.

Gli sviluppi prossimi dipenderanno dalle analisi dei materiali sequestrati e dall’esito delle verifiche sulle chat e sui documenti recuperati: la ricostruzione dei rapporti tra istituzioni e soggetti privati rimane al centro dell’attenzione, così come il bilanciamento tra esigenze urbanistiche, culturali ed economiche che la vicenda mette in luce.