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Scienze umane e sociali necessarie per comprendere la complessità

Roma, (askanews) – Viviamo in un mondo complesso in cui l’umanità è chiamata a sfide impegnative: la crisi climatica, la pandemia, la transizione verso un sistema socio-economico sostenibile, lo sviluppo delle tecnologie digitali. Di fronte a queste nuove sfide alle scienze dure si chiede di trovare le soluzioni scientifiche e tecnologiche mentre le scienze umane e sociali sono chiamate ad accrescere la comprensione del mondo, interpretare i cambiamenti, offrire chiavi di lettura alla società, suggerire riforme.

Per affrontare la complessità serve una forte sinergia tra le diverse discipline scientifiche. Questo il messaggio emerso durante la Conferenza del Dipartimento Scienze Umane e Sociali e del Patrimonio Culturale (DSU) del Consiglio Nazionale delle Ricerche che si è svolta nella sede romana dell’ente, in cui si è parlato delle linee di sviluppo del Dipartimento coinvolgendo anche altri attori del settore della ricerca.

Ad aprire i lavori della giornata conclusiva la presidente del Cnr, Maria Chiara Carrozza: “É un piacere aprire questo momento anche perché – ha detto ad askanews – stiamo partendo con l’attuazione del piano di rilancio che è stato approvato in consiglio di amministrazione e stiamo aspettando il responso del ministero della Ricerca, ma soprattutto è importante per noi per ribadire l’importanza delle scienze umane e sociali nell’ambito della ricerca, tutta la ricerca, quella che affronta i temi dell’emergenza come quella delle acque, gli incendi, il cambiamento climatico, la siccità e le sue conseguenze sulle coltivazioni, sull’economia e anche sul senso di frustrazione che la popolazione ha non solo nel mondo produttivo ma in tutta la società anche nel vedere ad esempio la risalita della pandemia.

Noi attraverso il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali intendiamo affrontare tutti i temi di ricerca con una prospettiva ulteriore, quella della lettura delle conseguenze, dell’impatto sulla società di quello che studiamo anche come ricercatori”.

Degli obiettivi e del ruolo del DSU-Cnr ha parlato il suo direttore Roberto Palaia. “Noi abbiamo una responsabilità duplice abbastanza rilevante: da un lato abbiamo la necessità di sviluppare una tradizione culturale che è stata ricca, importante e che arricchisce il nostro patrimonio in senso generale, e dall’altro dobbiamo rendere possibile una comprensione dei processi così difficili e complicati che stiamo vivendo e quindi aumentare la nostra capacità critica. E da questo punto di vista le discipline umane e sociali e del patrimonio culturale all’interno del CNR credo che possano dare un contributo decisivo”.

La ricerca scientifica gioca un ruolo importante anche per la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio culturale, come ha sottolineato il sottosegretario per la Cultura, Lucia Borgonzoni: “Faccio un esempio su tutti. All’interno del Pnrr faremo partire il CEFURISC che sarà come un grande cervellone che andrà a elaborare tutti i dati dei siti archeologici per il rischio legato ad esempio ai cambiamenti climatici, per tutto quello che è la salvaguardia in modo diverso rispetto a come abbiamo fatto finora, riuscendo cioè a programmarla. E in questo le basi scientifiche sono fondamentali, quindi il rapporto con il CNR, con le università e tutti quelli che trattano dati scientifici è fondamentale per noi”.

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