Nel periodo compreso tra il 29 ottobre e l’1 novembre, la rete di Rosstat è stata violata da due gruppi di hacker, i Belarus Cyber Partisans e Silent Crow. I criminali hanno scaricato enormi quantità di dati, tra cui file che documentano le perdite umane della Russia nella guerra contro l’Ucraina.
Il leak di Rosstat: cifre shock e metodologie
Secondo i record trafugati, più di 450.000 persone sono morte dal 2022, rendendo il conflitto la quarta causa di morte nel Paese. La cifra supera di gran lunga le 13.000 vittime della guerra sovietica in Afghanistan, rendendo questa la campagna più sanguinosa dalla Seconda guerra mondiale. I dati includono soldati attivi, civili colpiti da attacchi aerei e vittime dell’incursione ucraina nella regione di Kursk nel 2024.
Calcoli e margini di errore
Il totale non comprende i soldati dispersi né i 27.000 combattenti stranieri reclutati nelle forze russe. Un campione di 50 nominativi confrontato con i registri aperti di Mediazona e BBC Russian non ha potuto confermare l’intero set, ma le cifre coincidono con le stime del British Defence Ministry, che ha ipotizzato oltre mezzo milione di morti e fino a 1,5 milioni di feriti.
Distribuzione geografica e tipologia delle morti
Il 72 % dei decessi è stato segnalato nella cosiddetta Donetsk People’s Republic, dove la feroce battaglia di Bakhmut ha causato più di 20.000 morti tra i ranghi russi. Altri 14.160 casi riguardano morti non direttamente legate al combattimento, come malattie, incidenti stradali o suicidi, mentre oltre 32.000 persone sono decedute per ferite riportate almeno un anno prima.
Confronto con altre fonti
I Belarus Cyber Partisans hanno pubblicato una cifra più bassa, pari a 393.881 morti, usando una metodologia che considera solo le perdite militari e i civili direttamente colpiti dal fuoco. Nonostante le differenze, entrambe le stime collocano il conflitto al di sopra di qualsiasi altro conflitto russo dal 1945.
Riflessi politici ed etnici delle perdite
Secondo Janis Kluge, responsabile della divisione Russia ed Eurasia del German Institute for International and Security Affairs, la perdita di mezzo per cento della popolazione in età lavorativa (circa 80 milioni) non risulta “sconvolgente” dal punto di vista economico, poiché la maggior parte dei soldati proviene da settori a bassa produttività. Tuttavia, la rilevanza è soprattutto politica: una nazione che perde la sua forza lavoro a questo ritmo non può più dichiararsi vincitrice.
Impatto sui gruppi etnici
Ricerche effettuate evidenziano che le repubbliche etniche della Russia hanno subito una mobilitazione sproporzionata. Maria Vyushkova descrive la strategia di reclutamento come una forma di “strage di intere nazionalità”, con incentivi salariali elevati e benefici per le famiglie dei caduti, spingendo uomini provenienti da regioni povere a unirsi all’esercito.
Il dato di 6,2 morti per chilometro di territorio guadagnato evidenzia il costo umano sempre più elevato, mentre l’avanzamento sul campo resta stagnante. L’intera vicenda mette in luce come la guerra, oltre a essere una tragedia umanitaria, sia un elemento decisivo nella valutazione delle politiche interne della Russia.
