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Pride di Buenos Aires denuncia aggressioni trans e attende Papa Francesco

Pride di Buenos Aires denuncia aggressioni trans e attende Papa Francesco

Milioni di persone hanno riempito le strade di Buenos Aires per la 35ª Pride, chiedendo fine alle aggressioni trans e difendendo i diritti LGBT.

Sabato 7 novembre la capitale argentina è diventata il palcoscenico della 35ª edizione del Pride, una manifestazione che ha radunato migliaia di cittadini, famiglie e organizzazioni. Lo slogan “Quando l’odio avanza, l’orgoglio nelle strade è resistenza” ha riecheggiato dal cuore di Palermo fino alla Plaza de los Dos Congresos, mentre la città si preparava ad accogliere Papa Francesco nella sua visita papale.

L’evento, diviso in una fiera di iniziative e un corteo musicale, ha unito canto, balli e testimonianze, ma ha anche segnato una forte denuncia contro l’aumento di crimini d’odio verso la comunità LGBT.

La marcia del Pride e le richieste contro la violenza

Il percorso tradizionale è stato accorciato per motivi di sicurezza legati all’arrivo del Pontefice, ma il messaggio è rimasto chiaro: la comunità LGBT non accetterà più l’impunità.

Il corteo ha lanciato un appello esplicito contro le recenti aggressioni subite da sex worker transgender nel quartiere di Palermo, dove più di cinquanta uomini in bicicletta hanno picchiato donne trans, filmando le violenze e diffondendole sui social. Fino ad ora non è stato registrato alcun arresto, alimentando la percezione di impunità.

Alcune voci hanno ribadito che le donne transgender continuano a essere il target più colpito del fenomeno criminale.

Aggressioni contro le sex worker transgender a Palermo

Secondo l’Osservatorio nazionale sui crimini d’odio LGBT+, nel 2025 l’Argentina ha toccato il record di 80 omicidi motivati dall’orientamento sessuale, cifra mai superata dal 2016, anno in cui è iniziato il monitoraggio. Le testimonianze raccolte durante il Pride hanno evidenziato una crescita delle aggressioni fisiche, soprattutto nei quartieri dove operano le lavoratrici del sesso trans. Le vittime hanno denunciato un clima di intimidazione costante, mentre le autorità sembrano avere difficoltà a intervenire in maniera efficace, lasciando la popolazione più vulnerabile senza protezione.

Il contesto papale e le tensioni politiche

La visita di Papa Francesco a Buenos Aires, programmata per la settimana successiva, ha influito notevolmente sulle dinamiche della manifestazione. Le forze di sicurezza hanno dovuto riorganizzare il percorso, spostando il corteo verso la Plaza de los Dos Congresos e limitando la presenza di gruppi più radicali. Alcuni esponenti politici, incluso il Presidente Javier Milei, sono stati accusati di alimentare un clima di odio contro le minoranze sessuali. Il referente del movimento LGBT, José María Di Bello, ha dichiarato che “Obvio che il Presidente fomenta l’odio”, collegando le recenti violenze a una retorica governativa che, a suo avviso, incoraggia l’esclusione.

Reazioni dei leader sindacali e della società civile

Il Sindacato dei Dipendenti di Commercio della Capitale Federale ha mostrato il proprio sostegno, con il sottosegretario generale Carlos Pérez che ha sottolineato l’importanza di garantire il cupo trans nei posti di lavoro. Inoltre, le organizzazioni civili hanno affiancato la manifestazione con una fiera del libro LGBTIQ+ e spazi informativi dedicati alle vittime di discriminazione. Tra le richieste più insistenti spicca l’approvazione della legge “Riconoscere è Reparare”, che prevede una pensione per le persone trans anziane, nonché l’adozione di una normativa antidiscriminatoria più incisiva.

Nel complesso, la 35ª Pride di Buenos Aires ha dimostrato che, nonostante le pressioni istituzionali e le tensioni politiche, la comunità LGBT resta ferma nel chiedere rispetto, sicurezza e riconoscimento dei propri diritti. La manifestazione ha trasformato le strade in un palcoscenico di resistenza, ricordando a tutti che l’orgoglio collettivo è l’arma più potente contro l’odio.

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