L’innalzamento della soglia di ricavi per accedere al regime forfettario, da 85mila a 100mila euro, è una delle misure più discusse della nuova manovra finanziaria. La proposta ha riacceso il confronto sulle agevolazioni fiscali riservate ai lavoratori autonomi, soprattutto in un momento in cui dipendenti e pensionati devono fare i conti con il peso delle imposte e con la perdita di potere d’acquisto legata al caro vita.
Eppure, secondo un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia, la situazione economica degli autonomi è tutt’altro che uniforme. I dati mostrano infatti che la percentuale di lavoratori a rischio povertà tra chi svolge un’attività autonoma è più che doppia rispetto a quella registrata tra i dipendenti. Un elemento che invita a guardare con maggiore attenzione alle condizioni economiche delle diverse categorie professionali.
Autonomi più esposti al rischio povertà: i dati della Cgia
Secondo le elaborazioni della Cgia sui dati relativi al 2025, il 18,8% dei lavoratori autonomi si trova a rischio povertà, contro il 7,9% dei dipendenti. La differenza emerge ancora più chiaramente osservando la distribuzione territoriale.
La situazione più critica si registra nel Mezzogiorno, dove la quota di autonomi a rischio povertà raggiunge il 31,6%, mentre tra i lavoratori dipendenti si attesta al 15,1%.
Numeri che contribuiscono a delineare un quadro più complesso rispetto alla contrapposizione tra lavoratori autonomi e dipendenti. Non tutti i titolari di partita Iva, infatti, dispongono di redditi elevati o di attività strutturate. Una parte consistente è composta da professionisti che lavorano individualmente, senza dipendenti e con entrate spesso contenute.
Partite Iva forfettarie: quasi due milioni di contribuenti
In Italia il numero complessivo dei titolari di partita Iva si avvicina ai quattro milioni. All’interno di questa platea, i contribuenti che hanno scelto il regime forfettario sono ormai quasi due milioni: secondo la Cgia, nel 2026 sono 1.996.469.
Si tratta soprattutto di lavoratori autonomi senza una struttura aziendale organizzata e senza dipendenti, con ricavi annui che attualmente non possono superare gli 85mila euro.
Tra le categorie più rappresentate figurano i professionisti della sanità privata, come psicologi, medici, fisioterapisti e paramedici, che costituiscono il 10,3% del totale delle libere professioni. Seguono gli operatori del settore tecnico-edilizio, tra cui ingegneri, architetti e geometri, gli avvocati e i consulenti aziendali e manageriali.
La Cgia sottolinea inoltre che si tratta prevalentemente di lavoratori giovani e con compensi relativamente bassi. Il reddito medio annuo dichiarato, al netto delle perdite, è pari a 17.190 euro.
Cosa cambia con la manovra: soglia a 100mila euro
Il disegno di legge di bilancio prevede di aumentare da 85mila a 100mila euro il limite di ricavi e compensi per rimanere nel regime forfettario. È prevista inoltre l’uscita immediata dal regime agevolato quando si superano i 115mila euro.
Per quanto riguarda l’Iva, invece, resterebbero in vigore i limiti attuali: la soglia ordinaria di 85mila euro, con uscita dal regime nel corso dell’anno quando si superano i 100mila euro.
Secondo la relazione tecnica citata dalla Cgia, la misura comporterebbe una spesa annua per lo Stato di circa 260 milioni di euro. Una cifra che, pur non essendo trascurabile, rappresenterebbe appena l’1% del valore complessivo della manovra.
I contribuenti che potrebbero beneficiare concretamente dell’estensione della soglia sarebbero circa 41mila. Rispetto agli attuali 1.996.469 forfettari, la platea aumenterebbe quindi di circa il 2%. Un impatto limitato, secondo l’associazione, rispetto all’attenzione che la misura ha suscitato nel dibattito pubblico.
Forfettari, la classifica delle Regioni: Lombardia prima per numero
La distribuzione dei contribuenti forfettari sul territorio nazionale presenta differenze significative. La Lombardia è la regione con il maggior numero di titolari del regime agevolato, circa 356.500. Al secondo posto si colloca il Lazio, con poco più di 231mila contribuenti, seguito dalla Campania, che supera quota 177mila.
La classifica cambia se si considera il reddito medio dichiarato. In questo caso al primo posto c’è la Provincia autonoma di Bolzano, dove nel 2024 i contribuenti forfettari hanno dichiarato in media 20.450 euro. Seguono la Provincia autonoma di Trento, con 19.280 euro, e la Lombardia, con 19.260 euro.
All’estremo opposto si trova la Calabria, con un reddito medio di 14.070 euro. La media nazionale, come evidenziato dalla Cgia, si attesta invece a 17.190 euro.
