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Il fermo della Sea-Watch di Carola Rackete porta a un risarcimento economico: la dura replica di Salvini

Sea Watch Carola Rackete

Il blocco della Sea-Watch 3 guidata da Carola Rackete a Lampedusa nel 2019 costa allo Stato una dura sanzione: la sentenza del tribunale di Palermo.

Il caso della Sea-Watch 3 con Carola Rackete evidenzia le tensioni tra soccorso umanitario e vincoli legali nel Mediterraneo. La vicenda, nata dal fermo della nave dopo il salvataggio di migranti nel 2019, ha portato il tribunale di Palermo a riconoscere un risarcimento economico alla Ong. Ecco i dettagli della sentenza.

La vicenda Carola Rackete e l’impatto del blocco navale

La sentenza si inserisce nel contesto dei fatti del giugno 2019, quando Carola Rackete decise di entrare nel porto di Lampedusa con 42 migranti a bordo, forzando il blocco navale imposto dal governo italiano. La nave era rimasta in mare per settimane dopo aver soccorso decine di persone nel Mediterraneo centrale, senza poter attraccare in nessun porto sicuro.

L’episodio aveva suscitato ampio dibattito, e sebbene le accuse penali contro Rackete siano state successivamente archiviate, il contenzioso civile ha evidenziato le conseguenze economiche del fermo: la mancata risposta del prefetto di Agrigento e il prolungato blocco hanno impedito all’imbarcazione di operare regolarmente.

Sea Watch e Carola Rackete vincono in tribunale: “Fermo illegittimo, lo Stato deve pagare”

Il tribunale civile di Palermo ha stabilito che lo Stato italiano dovrà versare oltre 76mila euro alla Ong tedesca Sea Watch per le spese sostenute durante il fermo della nave Sea-Watch 3, avvenuto tra ottobre e dicembre 2019.

Come riportato da Palermo Today, la decisione riguarda i costi documentati relativi a carburante, spese portuali, agenzia e assistenza legale, ritenuti conseguenza diretta del sequestro amministrativo della nave. Un danno economico tangibile alla Ong, che ora viene riconosciuto e compensato

Secondo i giudici, il blocco imposto ha generato un danno economico tangibile alla Ong, che ora viene riconosciuto e compensato: «Il risarcimento dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt’altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo», ha dichiarato la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi.

La replica di Salvini: “Un premio per aver forzato il divieto”

Matteo Salvini ha duramente criticato la decisione del tribunale di Palermo, definendola “un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza pur di entrare in porto con i clandestini“. L’ex ministro dell’Interno ha sottolineato che si tratta di una scelta «incredibile», con cui lo Stato italiano sarebbe chiamato a versare 76mila euro di risarcimento alla Ong guidata da Carola Rackete. “Quando ero al Viminale – ha aggiunto – la linea dei porti chiusi aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare, ma la comandante tedesca non la accettava“.

 

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