Nato da una canzone del rapper americano Skrilla, “Doot Doot (6 7)”, il fenomeno prende spunto dalla ripetizione della frase “6-7” in corrispondenza di un drop del beat, un dettaglio che ha dato il via a una sfilza di remix, video edit e montaggi sportivi tipici, spesso destinati a diventare virali su TikTok. Proprio dalla piattaforma il fenomeno è esploso: ormai anche nelle scuole italiane è pieno di ragazzi che, riprendendosi, urlano “six-seven!” accompagnando il gesto delle mani su e giù, diventando una moda linguistica che sta accompagnando i più giovani.
Ma la domanda che sta spopolando tra le altre generazioni è solo una: quale significato si cela dietro questa nuova espressione giovanile? E, incredibilmente, la risposta non è per niente univoca.
“Six-Seven”: cosa si cela dietro?
Si sono create delle vere e proprie teorie dietro questa espressione: una la interpreta come un riferimento all’altezza del giocatore di basket LaMelo Ball (2,01 m), ovvero 6 piedi e 7 pollici, anche se questa connessione non è mai stata confermata ufficialmente. Altri, invece, la definiscono un fenomeno volutamente ambiguo e senza significato: un “gioco di parole” e un segnale di riconoscimento tra i più giovani.
Ma alla fine, quello che conta davvero non è il suo significato letterale, ma ciò che vuole comunicare alle nuove generazioni: un meme per definire una condizione che potremmo definire “meh”, una situazione intermedia che non fa né caldo né freddo.
Non si tratta di alcun codice misterioso o carico di significato, ma fa parte di una performance creata dai preadolescenti di oggi, una semplice barriera sonora che i più giovani erigono per demarcare il loro territorio linguistico senza alcun significato nascosto al suo interno.
Come mai viene utilizzato così tanto?
Nonostante, come abbiamo visto, non abbia un significato intrinseco nascosto, il meme e il suono “six-seven” possiedono comunque una musicalità gradevole all’orecchio. Questa continua diffusione, di conseguenza, lo sta arricchendo di connotazioni e sfumature sociali, come spesso accade in fenomeni di questo tipo.
Alcune scuole americane sono arrivate a vietarne l’uso, considerandolo una fonte di distrazione, ma anche un gesto di sfida all’autorità dell’insegnante, poiché spesso veniva urlato dai ragazzi quando un docente nominava le pagine 6 o 7 del libro.
Nonostante tutto questo, ci troviamo di fronte a un caso perfetto per comprendere la Generazione Alpha e il suo divario — oltre che con le altre generazioni native digitali — rispetto agli adulti di oggi. La diffusione del trend in Italia ci aiuta anche a capire come il linguaggio digitale giovanile sia ormai globalizzato e influenzato dalle tendenze americane: da semplice sigla vuota e senza significato, “six-seven” è riuscita a mutare e diventare un fenomeno simbolico per le nuove generazioni.