> > Stati Uniti e Iran: la notte di raid e le minacce allo Stretto di Hormuz

Stati Uniti e Iran: la notte di raid e le minacce allo Stretto di Hormuz

Stati Uniti e Iran: la notte di raid e le minacce allo Stretto di Hormuz

Una notte di tensione nel Golfo con raid statunitensi in Iran e rappresaglie iraniane in Bahrein, Kuwait e Giordania. Scopri i dettagli.

La notte tra il 14 e il 15 luglio 2026 è stata segnata da una nuova escalation di violenza nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno condotto una serie di attacchi contro obiettivi militari iraniani, mentre Teheran ha risposto con missili diretti verso Bahrein, Kuwait e Giordania. La situazione è critica, con lo Stretto di Hormuz al centro delle tensioni.

Gli attacchi statunitensi e la risposta iraniana

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato di aver completato una serie di attacchi contro l’Iran alle 4 di notte, ora italiana. Gli attacchi, iniziati alle 22:00 ET del 14 luglio, hanno colpito decine di obiettivi militari vicino allo Stretto di Hormuz e lungo le coste iraniane.

Secondo il Centcom, sono stati utilizzati aerei da combattimento, droni e navi da guerra per colpire siti missilistici, sistemi di difesa costiera e risorse navali iraniane.

L’ammiraglio Brad Cooper a capo del Centcom, ha dichiarato che l’Iran ha lanciato decine di missili e droni contro i Paesi arabi del Golfo confinanti. Nel Mar Arabico, gli Stati Uniti hanno dispiegato 19 navi da guerra tra cui due portaerei e una nave da assalto anfibio con oltre 1.000 Marines a bordo.

Inoltre, centinaia di velivoli militari sono operativi in tutto il Medio Oriente.

In risposta, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato attacchi contro basi statunitensi in Bahrein, Kuwait, Giordania e Oman. Secondo le dichiarazioni iraniane, sono stati colpiti sistemi radar e lanciatori di missili Himars. La tv di Stato iraniana ha riportato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso fino alla fine delle aggressioni statunitensi.

Le minacce degli Houthi e le dichiarazioni di Trump

La situazione è ulteriormente complicata dalle minacce degli Houthi il movimento di resistenza yemenita sostenuto dall’Iran. Mohammed al-Farah, membro dell’ufficio politico di Ansarullah, ha annunciato che le forze houthi sono pronte a chiudere lo Stretto di Bab-el-Mandeb un passaggio cruciale per il commercio mondiale e l’export di petrolio dell’Arabia Saudita.

Se la minaccia venisse portata a termine, i prezzi del petrolio potrebbero schizzare a 200 dollari al barile causando uno shock economico globale. Gli Houthi hanno già dimostrato la loro capacità di colpire navi legate a Israele in solidarietà con i palestinesi della Striscia di Gaza.

Intanto, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato in un’intervista a Fox News che gli attacchi contro l’Iran continueranno finché non dirà basta. Trump ha paragonato la situazione a un incontro di boxe, affermando che l’Iran ha ancora un po’ di grinta, ma non molta.

Le conseguenze per il traffico marittimo

Il blocco navale statunitense sui porti iraniani è entrato in vigore alle 22:00 ora italiana del 14 luglio. Questo blocco colpisce le navi in transito da e verso i porti iraniani, aggravando ulteriormente la crisi. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno avvertito che la prosecuzione delle interferenze statunitensi nello Stretto di Hormuz porterà a incidenti ancora più gravi nel settore mondiale del petrolio e del gas.

La situazione rimane estremamente tesa, con entrambe le parti pronte a continuare le operazioni militari. Le conseguenze per il traffico marittimo e i prezzi del petrolio potrebbero essere devastanti, con ripercussioni globali.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app