È morto a Roma Mario Merlino, figura tra le più controverse della politica italiana del dopoguerra. La sua vita racconta un percorso che va dal neofascismo giovanile agli ambienti anarchici, dagli scontri di Valle Giulia alle vicende giudiziarie legate alla strage di piazza Fontana, fino all’impegno culturale e didattico, segnato da radicalità, contraddizioni e trasformazioni personali che riflettono le tensioni ideologiche degli anni Sessanta e Settanta.
Mario Merlino: insegnamento, scrittura e impegno culturale
Dopo aver abbandonato la politica attiva, Merlino si dedicò all’insegnamento di storia e filosofia presso il liceo “San Francesco d’Assisi” di Centocelle a Roma. Parallelamente sviluppò una intensa attività culturale: curò la ristampa dei Poemi di Fresnes di Robert Brasillach e scrisse opere teatrali ispirate alla letteratura e alla storia, tra cui rappresentazioni su Yukio Mishima e spettacoli come La rosa fra i denti e Rapsodia in nero. La sua esperienza politica e personale trovò anche espressione in un’autobiografia intitolata E venne Valle Giulia. Nel corso della sua vita fu indagato per i fatti legati alla strage di piazza Fontana, ma venne assolto definitivamente nel 1987 dalla Corte di Cassazione.
Strage di Piazza Fontana, Mario Merlino è morto: i misteri tra neofascismo e ambienti anarchici
È morto a Roma Mario Merlino all’età di 81 anni. La sua traiettoria politica fu tra le più peculiari del panorama italiano degli anni Sessanta e Settanta. Giovanissimo entrò nel Movimento Sociale Italiano, nella sezione di Colle Oppio, ma ne uscì dopo due anni a seguito di divergenze interne.
La sua militanza proseguì nel Centro Studi Ordine Nuovo di Pino Rauti e successivamente in Avanguardia Nazionale, guidata da Stefano Delle Chiaie. Nel marzo 1968 prese parte agli scontri di Valle Giulia, un episodio simbolo della protesta studentesca contro l’università romana. Nei mesi successivi si avvicinò agli ambienti anarchici, frequentando il circolo “Bakunin” e contribuendo poi alla fondazione del Circolo 22 marzo, accanto a Pietro Valpreda. Questo percorso, ibrido tra destra radicale e anarchismo, gli attirò accuse di possibile infiltrazione, ma Merlino non rinnegò mai il proprio passato neofascista.