Il Pakistan si trova al centro di una delicata mediazione tra Iran e Stati Uniti mentre lo Stretto di Hormuz diventa sempre più un punto di scontro. La situazione è complicata dal crescente nazionalismo all’interno della Repubblica islamica e dal rafforzamento dell’ala più oltranzista del regime.
Islamabad, insieme a Qatar e Oman sta lavorando per mantenere aperti i canali diplomatici, ma gli analisti ritengono che il vero ostacolo sia ormai interno a Teheran.
I Pasdaran e gli ultraconservatori stanno limitando il margine d’azione dei negoziatori, rendendo difficile qualsiasi compromesso.
Il nazionalismo iraniano e le conseguenze sullo Stretto di Hormuz
Il regime iraniano, uscito profondamente indebolito dalle proteste di inizio anno, ha alimentato il sentimento patriottico durante il conflitto con Stati Uniti e Israele. Questo clima nazionalista è stato ulteriormente rafforzato in occasione dei funerali della Guida Suprema, Ali Khamenei.
Parlamentari ultraconservatori, media e Pasdaran stanno sfruttando questa situazione per ostacolare qualsiasi concessione a Washington.
Le conseguenze più evidenti riguardano proprio lo Stretto di Hormuz, punto centrale del memorandum d’intesa firmato il 17 giugno dal presidente americano Donald Trump e dal suo omologo iraniano, Masoud Pezeshkian. L’accordo prevedeva la riapertura dello Stretto al libero passaggio delle navi commerciali, ma l’intesa è rapidamente entrata in crisi.
Le tensioni tra Iran e Stati Uniti
L’Iran ha continuato ad attaccare navi in transito, rivendicando il controllo esclusivo del passaggio marittimo, mentre gli Stati Uniti hanno ripristinato il blocco navale contro i porti iraniani e avviato una nuova campagna di raid. Il presidente Trump ha scritto che “lo Stretto di Hormuz è aperto a tutto il traffico navale, ad eccezione di quello iraniano” e ha annunciato accordi commerciali e di investimento con gli Stati del Golfo.
La diplomazia del Pakistan e le sfide interne
Il Pakistan continua a svolgere un’intensa attività diplomatica nel tentativo di scongiurare un’escalation. Il ministro degli Esteri, Ishaq Dar ha parlato con il collega iraniano Abbas Araghchi mentre il premier Shehbaz Sharif ha avuto un colloquio telefonico con Pezeshkian ribadendo che “dialogo e diplomazia restano l’unica strada percorribile”.
Tuttavia, i tentativi di rilanciare l’accordo si sono finora scontrati con il riaccendersi delle ostilità e con la crescente diffidenza tra Washington e Teheran. Secondo diversi analisti, il Pakistan dispone di canali privilegiati con entrambe le parti, ma ha strumenti limitati per imporre il rispetto degli accordi.
Il fronte interno iraniano continua a irrigidirsi. Il deputato ultraconservatore Mahmoud Nabavian ha definito l’ipotesi di negoziare il futuro di Hormuz una “palese debolezza”, assicurando che i Pasdaran eserciteranno il “diritto esclusivo della Nazione iraniana” sullo Stretto “a qualsiasi costo”.
Secondo fonti diplomatiche, i negoziatori iraniani sarebbero favorevoli a un compromesso, ma hanno “le mani legate” dalle pressioni del fronte più radicale. Le tensioni sono emerse anche durante i funerali di Khamenei, durante i quali Pezeshkian è stato contestato con slogan contro i “traditori” e i “normalizzatori”. Anche la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei pur lasciando formalmente aperta la strada ai colloqui, ha ribadito la necessità di vendicare il padre, rafforzando la linea della fermezza.
