Le proteste studentesche sono esplose nella settimana scorsa nei quartieri periferici di Parigi e si sono diffuse rapidamente a tutta la Francia, coinvolgendo licei, università e persino alcuni edifici pubblici. Gli studenti denunciano classi sovraffollate strutture scolastiche fatiscenti e condizioni di lavoro difficili per il personale, chiedendo una revisione urgente dell’intero sistema educativo.
Secondo le autorità, più di 600 licei hanno aderito al movimento e si sono registrati oltre 900 cortei spontanei in città di ogni dimensione.
I numeri dei feriti contano decine di giovani e agenti di polizia, mentre le forze dell’ordine hanno fermato centinaia di manifestanti, per lo più minorenni. La situazione resta estremamente tesa e gli episodi violenti si sono moltiplicati in pochi giorni.
Incendi e aggressioni a Marsiglia: il caso del liceo Victor-Hugo
Il caso più drammatico si è verificato a Marsiglia dove quattro membri della dirigenza del liceo Victor-Hugo – preside, vice-preside, segretaria generale e un responsabile – sono stati aggrediti e costretti a subire il getto di benzina.
L’attacco è stato parte di un tentativo di incendio doloso che ha rischiato di trasformarsi in un vero e proprio rogo. La reazione delle autorità regionali è stata di condanna ferma, definendo l’evento un “superamento di limite inaccettabile”.
Altri episodi di violenza in Francia
Le tensioni non si sono limitate a Marsiglia. A Lille e Nizza si sono registrati incendi contro edifici scolastici, mentre a StrasburgoBordeaux e Lione sono scoppiati scontri tra manifestanti e polizia.
Nel dipartimento di Pas-de-Calais sono stati effettuati 37 arresti mentre tra Nizza e Antibes le forze dell’ordine hanno fermato 50 persone. A Auchel un dirigente scolastico è rimasto ferito dopo un petardo. In totale, le autorità hanno segnalato 18 persone fermate nella regione di Nelson Mandela, dove è scoppiato un incendio interno al liceo.
Reazioni di governo, sindacati e movimenti politici
Il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato d’urgenza una cellula di crisi interministeriale presso il Ministero dell’Interno, denunciando un “movimento fomentato” dalla gauche radicale di Jean-Luc Mélenchon. Il Ministro della Pubblica Istruzione ha annunciato un incontro con i rappresentanti dei sindacati studenteschi per valutare le richieste. Il partito France insoumise ha respinto le accuse, definendo le proteste “legittime e necessarie”. Parallelamente, la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen ha attribuito la responsabilità a Mélenchon, sostenendo che il partito incita i giovani alla violenza.
Nel frattempo, l’eurodeputata francese Ilaria Salis ha commentato la situazione sul suo profilo X il venerdì 2 ottobre 2026 scrivendo: “Evviva il movimento studentesco!”. Salis ha sottolineato che anche in Italia le condizioni delle scuole – strutture degradate, classi sovraffollate e personale sotto pagato – giustificherebbero una mobilitazione simile.
Prospettive per il 6 ottobre: nuova giornata nazionale
Le organizzazioni sindacali dei lavoratori, unite a quelle degli insegnanti e degli studenti, hanno lanciato un appello per una giornata nazionale di mobilitazione il 6 ottobre. L’obiettivo è concentrare le proteste su richiesta di maggiori risorse per la scuola pubblica, la fine dei tagli di bilancio e la garanzia di condizioni di lavoro dignitose per il personale docente. Le autorità hanno avvertito di possibili chiusure preventive dei licei più critici, mentre le forze dell’ordine si preparano a gestire eventuali nuovi scontri.
Il quadro attuale rimane altamente volatile: gli incendi, le aggressioni e gli arresti hanno già provocato danni ingenti e una forte polarizzazione politica. La capacità di dialogo tra governo, sindacati e movimenti studenteschi sarà fondamentale per evitare un’escalation ulteriore e per trovare una risposta strutturale alle richieste dei giovani.
