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Garlasco, la porta a soffietto torna sotto esame: dubbi su Dna e impronte

Garlasco, la porta a soffietto torna sotto esame: dubbi su Dna e impronte

Delitto di Garlasco, la porta a soffietto torna sotto esame: nuove immagini ricostruiscono le aperture nei giorni dopo la morte di Chiara Poggi e i possibili effetti sui rilievi.

A 19 anni dal delitto di Chiara Poggi, la porta a soffietto della villetta di Garlasco torna al centro delle indagini. Le nuove analisi fotografiche si concentrano sulle numerose aperture e chiusure registrate nei giorni successivi all’omicidio e sulle possibili conseguenze per la conservazione di impronte e tracce di Dna.

Delitto di Garlasco, riflettori sulla porta a soffietto: cosa emerge dalle foto

È proprio davanti a quella porta che si concentrarono alcuni dei rilievi sulla scena del crimine, dopo che il corpo della 26enne era stato trovato il 13 agosto 2007 a Garlasco. Nel corso degli anni, uno degli aspetti rimasti più discussi è stata l’assenza di impronte riconducibili ad Alberto Stasi sul pomello e sulle ante, nonostante l’ex fidanzato di Chiara avesse raccontato di aver aperto la porta al suo arrivo.

La porta, il 3 ottobre 2007, venne sequestrata e trasferita al RIS di Parma proprio per cercare eventuali impronte o altre tracce utili a ricostruire gli spostamenti all’interno dell’abitazione.

Ora, nell’ambito della nuova inchiesta della Procura di Pavia su Andrea Sempio, gli investigatori hanno analizzato anche un dossier fotografico della scena del crimine, prendendo in considerazione le immagini e i relativi metadati.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero e ripreso dalla documentazione investigativa, tra le 14.07 del 13 agosto e le 15.15 del 20 agosto la porta sarebbe stata fotografata aperta sei volte, chiusa due e semichiusa in altre due occasioni.

La sequenza avrebbe documentato numerosi interventi sulla struttura nei giorni immediatamente successivi all’omicidio. Proprio queste interazioni vengono considerate dagli investigatori nel valutare la possibilità che eventuali tracce di Dna o impronte digitali siano state alterate, sovrapposte o cancellate.

I rilievi del RIS a Garlasco e le discrepanze nei verbali

Un secondo aspetto riguarda il momento in cui sarebbero stati effettuati alcuni accertamenti. Dalla documentazione del RIS di Parma esaminata dagli investigatori emergerebbe che il tampone per la ricerca del Dna sul pomello della porta venne eseguito soltanto il 5 settembre 2007, quindi dopo le numerose aperture e chiusure documentate nelle fotografie.

Secondo la ricostruzione riportata da Il Messaggero, questo intervallo temporale viene considerato nella valutazione delle possibilità di recuperare materiale genetico eventualmente presente in origine sulla superficie. Negli esami nel 2007 sui reperti sarebbero state individuate anche alcune impronte non attribuite, oltre a un Dna femminile sulla maniglia rimasto senza identificazione. La nuova analisi avrebbe inoltre evidenziato alcune differenze tra quanto riportato nella documentazione tecnica e quanto risulta dai verbali dei sopralluoghi. Una nota integrativa dell’11 giugno, trasmessa dal Nucleo investigativo di Milano ai pm di Pavia, avrebbe messo a confronto fotografie, metadati e documentazione relativa agli interventi effettuati nella villetta. Tra le tecniche citate compare anche quella della supercolla, utilizzata per rendere visibili eventuali impronte latenti. Secondo le carte richiamate nell’inchiesta, però, nei verbali del 21 agosto non sarebbe stata indicata in modo specifico l’attività svolta con questa tecnica. La stessa discrepanza riguarderebbe altri accertamenti effettuati attraverso reagenti differenti, presenti nella documentazione conclusiva ma non riportati nei verbali dei rilievi.

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