Una 13enne sarebbe stata palpeggiata da un cassiere all’interno di un minimarket di Torino nel gennaio 2022. A oltre quattro anni dai fatti, il procedimento si è concluso con una condanna a un anno e sei mesi per violenza sessuale, con pena sospesa e obbligo di frequentare un corso sulla violenza di genere.
13enne palpeggiata in un minimarket a Torino: condannato, ma non andrà in carcere
Come riportato da Torino Today, il Tribunale di Torino ha condannato a un anno e sei mesi di reclusione un uomo originario del Bangladesh, accusato di violenza sessuale ai danni di una 13enne. I fatti risalgono al 21 gennaio 2022, quando la ragazzina era entrata in un minimarket di Torino per acquistare alcuni prodotti.
Secondo quanto ricostruito nel procedimento, il cassiere, allora trentenne, l’avrebbe avvicinata tra gli scaffali e palpeggiata. La giovane, dopo essere uscita dal negozio, avrebbe raccontato l’accaduto ad alcune amiche e sarebbe poi tornata sul posto insieme al fratello e alla cognata. A quel punto sono stati allertati i carabinieri, che hanno accompagnato l’uomo in caserma.
Il procedimento giudiziario si è concluso a distanza di oltre quattro anni dalla denuncia. La condanna è stata pronunciata con l’attenuante della minor gravità e la pena è stata sospesa, a condizione che l’uomo partecipi a un corso sulla violenza di genere.
13enne palpeggiata in un minimarket a Torino: la versione dell’imputato e il racconto della ragazza
Come riportato da Torino Today, durante l’udienza l’uomo avrebbe respinto l’accusa di aver agito con intenzioni sessuali, descrivendosi come una persona particolarmente espansiva. «Sono molto affettuoso ed espansivo», avrebbe dichiarato, spiegando di essere solito fare piccoli regali ai bambini che frequentavano il minimarket. Avrebbe inoltre raccontato di conoscere l’età della 13enne e di aver parlato con lei degli esami di terza media: «Le dicevo che chi studia non deve avere paura che sia troppo difficile. Non sono un violento». Ricostruendo quel momento, avrebbe aggiunto: «Come fate tutti voi in Italia, sempre, le ho dato un bacio sulla guancia. Poi ci siamo abbracciati, devo averle toccato la schiena».
La difesa ha sostenuto che, qualora ci fosse stato un contatto fisico durante l’abbraccio, non vi sarebbe stata alcuna finalità sessuale. La procura ha invece sostenuto una ricostruzione diversa, arrivando alla contestazione poi sfociata nella condanna. La ragazza, ascoltata nel corso del procedimento, avrebbe raccontato di essere rimasta profondamente colpita dall’accaduto, tanto da evitare per un periodo di passare davanti al minimarket. «Quando sei piccola non sempre hai le idee chiare, ma io mi sono subito resa conto di tutto», ha riferito, spiegando di aver gradualmente ripreso a percorrere quella strada dopo aver saputo che l’uomo non lavorava più nel negozio.
