A Milano, due cittadini stranieri sono stati rimpatriati dopo il coinvolgimento nell’aggressione ai danni del Rabbino Capo della Sinagoga di via Soderini, avvenuta lo scorso 16 settembre alla fermata di un autobus. Il provvedimento è stato annunciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, mentre prosegue l’iter giudiziario nei confronti dei tre giovani individuati dalla polizia.
Rabbino aggredito alla fermata del bus, due giovani rimpatriati: le parole di Piantedosi
Due cittadini stranieri sono stati rimpatriati dall’Italia dopo essere stati coinvolti nell’aggressione ai danni del Rabbino Capo della Sinagoga di via Soderini a Milano. L’episodio risale al pomeriggio di mercoledì 16 settembre, quando il religioso si trovava alla fermata di un autobus nella zona di Bande Nere.
A comunicare il provvedimento, nella serata di giovedì 1° ottobre, è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi attraverso un post su X: “Sono stati rimpatriati due cittadini stranieri che, insieme a un terzo soggetto, avevano aggredito a Milano, presso la fermata di un autobus, il Rabbino Capo della Sinagoga di Via Soderini”. Il ministro ha poi aggiunto: “Non c’è spazio nel nostro Paese per odio e violenza e nessun gesto di antisemitismo verrà mai tollerato”.
Il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ha accolto positivamente la notizia definendola una “Bellissima notizia” e auspicando che lo stesso approccio venga adottato anche in futuro nei casi di violenza e che venga approvato alla Camera il disegno di legge contro l’antisemitismo.
Rabbino aggredito alla fermata del bus a Milano: la denuncia del religioso e le versioni dei tre giovani
Secondo quanto raccontato dal rabbino a Bet Magazine Mosaico-Cem, il gruppo avrebbe iniziato a circondarlo mentre utilizzava il cellulare. “Hanno iniziato a circondarmi e hanno usato parole che non capivo per farmi alzare gli occhi dal cellulare”, ha riferito. Dopo che il religioso li avrebbe ignorati, uno dei ragazzi gli avrebbe preso il cappello, indossandolo e iniziando a deriderlo. Il rabbino ha quindi cominciato a registrare la scena con il telefono e, secondo il suo racconto, “uno mi ha dato un calcio da dietro spingendomi dal marciapiedi alla strada”. Dopo l’episodio, il sessantenne si è recato in questura per presentare denuncia, senza necessità di ricovero ospedaliero.
I tre giovani, individuati dalla polizia poco dopo, sono un 20enne, il fratello 21enne e un 19enne. Il 20enne, indicato come responsabile dell’aggressione, era stato arrestato e sottoposto all’obbligo di firma due volte alla settimana; per tutti era inoltre scattato un foglio di via da Milano della durata di un anno. Il procedimento per propaganda e istigazione all’odio razziale è fissato per il prossimo 12 novembre. I ragazzi hanno però fornito una ricostruzione differente dei fatti.
Uno di loro ha respinto le accuse, come riportato da Milano Today, affermando: “Non siamo razzisti” e sostenendo che il gruppo stesse realizzando video per TikTok. Secondo la sua versione, il gesto del cappello sarebbe stato uno scherzo e uno dei tre avrebbe poi fatto una “spazzata”, descritta dal giovane come uno sgambetto senza far cadere il rabbino. Ha inoltre dichiarato: “A me non interessa che sia ebreo, io vedevo solo un telefono che ci riprendeva senza un motivo”.
