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Ragazza disabile vittima di violenza sessuale, 57enne torna libero: sfuma il rimpatrio

Ragazza disabile vittima di violenza sessuale, 57enne torna libero: sfuma il rimpatrio

Violenza sessuale ai danni di una ragazza disabile, il 57enne torna libero: il rimpatrio si blocca. Cosa è successo e perché la procedura non è andata a buon fine.

È tornato libero a Ravenna il 57enne marocchino condannato per la violenza sessuale ai danni di una ragazza disabile. Dopo aver scontato la pena nel carcere di Modena, l’uomo avrebbe dovuto essere trasferito in un Cpr in vista del rimpatrio, ma la procedura si è fermata dopo il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti sanitari necessari.

Il ritorno a Ravenna dopo la condanna per violenza sessuale su una disabile

Come riportato da Libero, un 57enne marocchino, condannato per violenza sessuale ai danni di una ragazza di 20 anni con una importante forma di autismo, è tornato a essere segnalato a Ravenna dopo aver terminato di scontare la pena nel carcere di Modena.

Secondo quanto riferito dalla stampa locale, l’uomo sarebbe stato visto in più occasioni, tra il centro cittadino e la zona di Ponte Nuovo.

La vicenda giudiziaria risale al 3 giugno 2024, quando la giovane, appena uscita dalla struttura educativa che frequentava, si trovava alla fermata dell’autobus. Stando alla ricostruzione emersa durante il processo, il 57enne l’avrebbe avvicinata in bicicletta, rivolgendole alcune domande e proponendole un massaggio, per poi arrivare a palpeggiarla nelle parti intime sotto gli indumenti.

La ragazza riuscì a salire sul bus e, una volta rientrata a casa, raccontò l’accaduto alla famiglia. Nei giorni successivi fu il padre a riconoscere e fotografare l’uomo, contribuendo alla sua identificazione.

Il procedimento si concluse in primo grado con una condanna a quattro anni di reclusione; in appello la pena venne rideterminata in due anni e otto mesi, dopo il riconoscimento dell’ipotesi di violenza sessuale di minore entità.

Violenza sessuale su una ragazza disabile, il 57enne torna libero: fallisce il rimpatrio

Dopo la scarcerazione, sul 57enne risultava un decreto di espulsione e il percorso previsto avrebbe dovuto condurlo verso un Centro di permanenza per i rimpatri. Il trasferimento, però, non è andato a buon fine perché l’uomo avrebbe rifiutato di sottoporsi alla visita medica necessaria per stabilire l’idoneità all’ingresso nella struttura. Il mancato accertamento ha quindi impedito di completare la procedura. Secondo quanto riportato dal Corriere Romagna, non risultano attualmente provvedimenti amministrativi che gli impediscano di tornare a Ravenna.

Il caso, come riportato da Libero, si intreccia con una più ampia inchiesta della Procura di Ravenna sui certificati medici “anti-Cpr”. L’indagine avrebbe riguardato inizialmente otto medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale ravennate, con contestazioni relative a certificazioni ritenute false e all’interruzione di pubblico servizio; successivamente gli accertamenti si sono ampliati anche ad altri professionisti in diverse città italiane. Il collegamento con la vicenda del 57enne riguarderebbe proprio la procedura sanitaria necessaria prima dell’eventuale ingresso in un Cpr. Un Protocollo Immigrazione, sottoscritto il 26 settembre 2022 dalla Prefettura di Ravenna e dall’Ausl Romagna, disciplina infatti gli accertamenti sanitari per i cittadini stranieri destinati alle strutture di permanenza. La Regione Emilia-Romagna ha confermato nel febbraio 2026 l’esistenza del protocollo, annunciando anche l’intenzione di valutarne l’estensione al resto del territorio regionale.

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