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Tensione energetica: Bratislava avverte Kiev dopo l’interruzione dei flussi dalla Russia

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La disputa sullo stop al petrolio russo transitante via Ucraina ha portato la Slovacchia a minacciare il taglio delle forniture elettriche a Kiev e l’Ungheria a ventilare il veto sul prestito Ue da 90 miliardi

Druzhba, l’oleodotto storico che attraversa l’Europa orientale, si trova al centro di una crisi politica e logistica che coinvolge Slovacchia, Ungheria e Ucraina. La sospensione dei flussi di greggio ha interrotto rifornimenti essenziali per Paesi ancora dipendenti dal transito russo, innescando tensioni diplomatiche e conseguenze economiche sul territorio.

Cosa è successo e le reazioni immediate
Bratislava e Budapest hanno chiesto il ripristino immediato dei collegamenti, mentre Kiev accusa attacchi russi che avrebbero danneggiato l’infrastruttura e annuncia interventi di riparazione in corso.

L’Ucraina ha anche offerto soluzioni alternative per alimentare i vicini, ma non ha ancora chiarito i tempi necessari per renderle operative.

Ripercussioni politiche e operative
La questione ha rapidamente assunto una rilevanza politica: si sono intensificati scambi di accuse e pressioni multilaterali. Sul piano pratico emergono problemi concreti di sicurezza delle infrastrutture e di obblighi tra Stati di transito e fornitori. A breve termine servono interventi coordinati per garantire la continuità delle reti critiche; a medio-lungo termine la stabilità dei flussi dipenderà da misure tecniche e diplomatiche che aumentino la resilienza e diversifichino le fonti.

La posizione della Slovacchia
Il governo slovacco ha chiesto il riavvio immediato dei flussi e ha minacciato contromisure se il servizio non verrà ristabilito, motivando la scelta come tutela delle proprie reti nazionali. Va ricordato che la Slovacchia svolge anche un ruolo di fornitore netto di energia elettrica per l’Ucraina, che negli ultimi mesi ha importato quantità eccezionali per compensare danni alla sua rete. L’interruzione di Druzhba impatta quindi sia sul fronte petrolifero sia su equilibri energetici più ampi, con ricadute economiche rilevanti.

Costi economici e pressione interna
La diminuzione delle consegne si traduce in costi rilevanti per i bilanci nazionali e in rincari per consumatori e imprese. Per la Slovacchia, l’interruzione è stimata in perdite multimilionarie all’anno. Questa dinamica alimenta malumori politici e rende la retorica verso Kiev più dura in alcuni ambienti.

Il ruolo dell’Ungheria e la minaccia del veto
Budapest ha minacciato di bloccare, con un veto, il pacchetto di aiuti Ue da 90 miliardi destinato all’Ucraina se non si troverà una soluzione alla vicenda Druzhba. Ungheria e Slovacchia beneficiano di esenzioni temporanee dalle restrizioni sull’import russo, fatto che aumenta la posta diplomatica e solleva quesiti sulle modalità di gestione di queste deroga da parte delle istituzioni europee.

Narrative contrastanti e interessi esterni
Intorno alla crisi circolano narrazioni differenti: chi vede nelle mosse ucraine un tentativo di alleggerire la pressione politica sui vicini, chi sospetta manovre che favoriscono attori terzi pronti a sfruttare la frattura tra Stati europei. In più, il tema rischia di essere strumentalizzato in chiave elettorale, aggravando i contrasti interni.

Accuse incrociate e offerta ucraina di alternative
Kiev ha bollato le minacce di Bratislava e Budapest come una forma di ricatto, sostenendo che tali pressioni si risolvono in un vantaggio per l’aggressore. Le autorità ucraine hanno comunque illustrato i danni al sistema di trasporto e confermato i lavori di ripristino. Parallelamente hanno proposto rotte alternative per fornire petrolio non russo — via mare e su terra ferma — coordinandosi con operatori commerciali e partner esteri. Tuttavia, la fiducia tra le parti resta bassa e rimangono questioni pratiche da risolvere: permessi doganali, rispetto delle sanzioni e controlli amministrativi che garantiscano la regolarità dei flussi.

Trasparenza, monitoraggio e prossimi passi
Per uscire dalla crisi servono verifiche indipendenti sui danni, protocolli chiari per la ripresa delle forniture e meccanismi di monitoraggio condivisi tra gli Stati coinvolti. Le istituzioni europee hanno interesse a preservare il coordinamento comunitario e a evitare che le controversie sfocino in ritorsioni economiche. Sul piano operativo, la sfida è ridurre i tempi di interruzione attraverso una logistica concertata e standard comuni di tracciabilità lungo le tratte interessate. La risoluzione richiederà sia soluzioni tecniche veloci per riaprire i flussi, sia negoziati diplomatici che ripristinino fiducia e cooperazione fra i Paesi coinvolti.