La vicenda tra la Biennale di Venezia e il ministero della Cultura è entrata in una fase di scrutinio formale: la Fondazione ha consegnato tutta la documentazione richiesta e afferma che le sanzioni imposte alla Federazione Russa sono state rispettate. Il dossier è ora al vaglio del ministro Alessandro Giuli, chiamato a verificare se le procedure seguite dall’ente siano compatibili con le norme vigenti e con gli obblighi internazionali.
L’attenzione si concentra in particolare sulla corrispondenza intercorsa con le autorità russe e sui dettagli organizzativi relativi alla partecipazione degli artisti. La situazione assume rilievo politico perché la presentazione del Padiglione Centrale riqualificato, evento simbolico per la Biennale, è imminente e potrebbe essere influenzata da decisioni istituzionali che vanno oltre la sfera amministrativa.
Documentazione inviata e punti di verifica
La Fondazione ha sottolineato di aver risposto alla richiesta del ministero inviando gli atti richiesti, specificando che non vi sono state violazioni. Tra i documenti analizzati al Mic sono incluse le comunicazioni ufficiali con Mosca e le note relative all’organizzazione delle performance. Il dossier è esaminato per ricostruire l’oggetto, la natura e le modalità dei contatti, con attenzione alle tempistiche e alle responsabilità della gestione artistica.
Corrispondenza con Mosca
Al centro dell’analisi c’è la corrispondenza che, secondo la Biennale, si limita a registrare una richiesta di partecipazione legata alla proprietà di un padiglione. Il ministero valuterà se tali comunicazioni configurino semplicemente uno scambio tecnico o se contengano elementi che possano essere interpretati come violazioni delle misure restrittive. In particolare si osserva la fase che precede l’apertura ufficiale, quando alcuni artisti russi dovrebbero registrare performance destinate ad essere proiettate nel padiglione.
Ipotesi di intervento e limiti dell’azione ministeriale
Nel dibattito si sono fatte largo ipotesi diverse: dalla richiesta di dimissioni di rappresentanti del ministero nel consiglio di amministrazione fino al ricorso al commissariamento della Fondazione, misura che in passato è stata adottata solo in presenza di gravi violazioni o dissesto. Ogni possibile intervento dovrà comunque fare i conti con il principio di autonomia dell’ente e con vincoli giuridici che regolano l’azione dell’esecutivo sui soggetti culturali.
Scenari pratici
Tra le alternative al vaglio c’è anche la possibilità di dichiarare alcune persone «non grate», impedendo l’ingresso in Italia a chi parteciperebbe solo per registrare contributi audiovisivi prima dell’apertura. Un’altra strada invocata da alcuni esponenti della maggioranza è la soluzione politica: la speranza che il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, decida di escludere ogni forma di collaborazione con la parte russa. Al momento, però, i segnali che arrivano da Venezia non lasciano intendere un passo indietro.
La dimensione politica e culturale del confronto
La disputa ha rapidamente assunto un profilo politico: nella maggioranza il confronto è netto, con la Lega che si è smarcata e figure come Matteo Salvini che hanno difeso l’operato della Biennale accusando chi parla di «russofobia». Sul fronte opposto, parlamentari del M5s hanno criticato pratiche ritenute di censura culturale, citando per esempio l’esclusione di Svetlana Zakharova dal Gala di danza di Roma, mentre il senatore del Pd Filippo Sensi segnala convergenze di schieramento su più dossier.
La questione coinvolge anche attori della società civile: il collettivo Art Not Genocide Alliance ha inviato una lettera firmata da 178 tra artisti, curatori e operatori chiedendo alla Biennale di impedire la partecipazione di Israele per motivi politici, introducendo così un ulteriore elemento di tensione in una contesa già complessa.
I prossimi passi e gli appuntamenti decisivi
Per definire la linea d’azione è previsto un confronto tra il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e il ministro Giuli: l’esito di tale incontro orienterà le scelte sul piano istituzionale e sulla partecipazione ufficiale del ministero alla presentazione del Padiglione Centrale, evento che assume valore simbolico anche perché l’edificio è stato riqualificato con fondi del PNRR destinati dalla stessa amministrazione.
In definitiva, la questione resta sospesa tra aspetti tecnici di conformità alle sanzioni e scelte politiche che pesano sulla reputazione internazionale della Biennale. Il bilancio tra autonomia culturale e interesse nazionale sarà determinante per i prossimi sviluppi, e le decisioni che seguiranno influenzeranno non solo l’ente veneziano ma il rapporto tra istituzioni culturali e politica estera del Paese.