Una svolta importante ha cambiato il profilo della tragedia consumatasi a Pietracatella: dopo settimane in cui si era parlato di possibile intossicazione alimentare, gli accertamenti tossicologici hanno individuato tracce di ricina nel sangue delle vittime. Le due donne, la quindicenne Sara Di Vita e la madre Antonella (segnalata in alcune ricostruzioni come Di Ielsi o Di Jelsi), sono decedute a poche ore di distanza tra il 27 e il 28 dicembre 2026 all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo sintomi gravi di vomito e disidratazione.
La nuova evidenza tossicologica ha indotto la Procura a iscrivere un nuovo fascicolo, al momento contro ignoti, per duplice omicidio premeditato. Le analisi, svolte anche all’estero, hanno confermato la presenza del veleno nei campioni ematici: questo elemento ha cambiato la traiettoria investigativa e riaperto domande cruciali sulle responsabilità e sulle tempistiche delle indagini mediche e forensi.
Le evidenze che hanno fatto virare l’inchiesta
Fino a pochi giorni fa la pista principale era quella di una tossinfezione alimentare, legata a un pasto consumato in famiglia tra il 23 e il 25 dicembre 2026. Tuttavia, il riscontro di ricina nel sangue ha costretto gli inquirenti a rivalutare ogni ipotesi: dal coinvolgimento di un agente esterno a possibili responsabilità volontarie. Il fascicolo aperto ora dalla Procura di Campobasso è mirato a chiarire se si sia trattato di un atto doloso e, in tal caso, chi abbia potuto somministrare la sostanza.
Analisi nazionali e internazionali
Le tracce di veleno sono emerse sia dagli esami condotti in Italia sia da quelli richiesti all’estero: la presenza di ricina è stata confermata su campioni ematici, elemento che rappresenta una prova significativa. Restano comunque da definire molti aspetti tecnici e di catena di custodia dei campioni: per gli investigatori è fondamentale ricostruire il percorso temporale e gli eventuali contatti che avrebbero potuto portare alla contaminazione.
Il decorso clinico, le autopsie e gli accertamenti precedenti
Le vittime erano state visitate più volte al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli prima di essere dimesse e di aggravarsi nelle ore successive. Le autopsie sui corpi sono state eseguite il 31 dicembre 2026 e i consulenti della Procura avevano 90 giorni per completare gli accertamenti irripetibili: il termine per il deposito delle perizie è fissato al 31 marzo 2026, data in cui erano attesi gli esiti definitivi. In questo periodo, alcuni esperti avevano escluso cause come il botulismo e l’epatite fulminante, indirizzando l’attenzione su altre possibili fonti di contaminazione.
Ipotesi alimentari e risultati di laboratorio
Le prime ipotesi investigative hanno scandagliato gli alimenti presenti nella casa: l’elenco messo sotto esame dalla Asrem includeva conserve, sottaceti, vongole, cozze, seppie, baccalà e funghi champignon “di tipo certificato e in commercio”. L’Istituto zooprofilattico sperimentale G. Caporale ha analizzato 19 tipologie di alimenti, mentre controlli sul granaio — dove era stata eseguita una disinfestazione mesi prima — hanno escluso la contaminazione da veleno per topi come causa diretta degli eventi.
Famiglia, medici e profilo giudiziario
Il marito e padre, Gianni Di Vita, 55 anni, ha riportato sintomi ma è sopravvissuto: dopo un ricovero al Cardarelli è stato trasferito allo Spallanzani di Roma e dimesso il 7 gennaio con esami negativi. La seconda figlia della coppia non ha mai presentato segni della malattia; non era presente al pasto ritenuto sospetto e il suo ricovero è stato solo precauzionale. Sul fronte giudiziario, prima dell’emergere della pista della ricina, la Procura aveva iscritto nel registro degli indagati cinque medici — tre del Cardarelli e due della guardia medica — per ipotesi di omicidio colposo e lesioni colpose, relative alle dimissioni e alla gestione clinica nei giorni cruciali.
Questioni aperte e prossimi passi
Con il nuovo fascicolo per duplice omicidio la priorità investigativa è ora ricostruire la catena di responsabilità: come è stata introdotta la ricina, chi avrebbe potuto maneggiarla e se ci siano state negligenze o atti intenzionali. Gli esiti definitivi delle perizie e i risultati dei test tossicologici completi saranno determinanti per eventuali iscrizioni di nuovi indagati o per confermare la presenza di un autore esterno.
Il caso resta sotto stretta attenzione: mentre gli inquirenti lavorano per completare gli accertamenti forensi e ricostruire i passaggi temporali, la comunità di Pietracatella attende risposte su una vicenda che ha trasformato il sospetto di una tragedia alimentare in un’inchiesta penale di natura molto diversa.