Il 30 aprile, durante un incontro al Cremlino, il presidente Vladimir Putin ha annunciato che Sergei Melikov lascerà la guida del Daghestan entro la fine del suo mandato, prevista per settembre. La decisione è stata presentata come un passaggio verso «un altro incarico», senza che il Cremlino precisasse il ruolo successivo del governatore uscente.
Il contesto politico e le pressioni generate da eventi recenti hanno reso la notizia particolarmente significativa per la stabilità della regione.
La procedura per la successione e le nomine proposte
Secondo il meccanismo previsto per le regioni russe, il capo della Repubblica non è scelto tramite elezione diretta ma attraverso un processo di nomina che vede il presidente proporre una rosa di tre candidati al parlamento regionale, dove è richiesta una maggioranza semplice per l’investitura.
In quell’incontro al Cremlino è stato indicato come candidato principale Fyodor Shchukin, attuale presidente della Corte Suprema del Daghestan, mentre il ruolo di capo del governo regionale è stato suggerito per Magomed Ramazanov. Putin ha confermato l’intenzione di presentare una lista e ha sottolineato l’importanza di una leadership capace di affrontare problemi concreti.
Il peso delle scelte: ruolo formale e potere effettivo
Fonti giornalistiche e analisti ritengono che la coppia Shchukin-Ramazanov possa lavorare in tandem, con Shchukin come figura istituzionale più riconoscibile e Ramazanov destinato a esercitare una influenza pratica sull’esecutivo regionale. Alcuni osservatori sottolineano che entrambi i nomi sono relativamente «esterni» alle reti tradizionali della repubblica, il che potrebbe facilitare decisioni meno condizionate da clientele locali. Allo stesso tempo, emergono riferimenti a alleanze con figure federali come Suleiman Kerimov, elemento che complica la lettura politica della transizione.
Perché la decisione arriva ora: alluvioni e fallimenti nella sicurezza
Il passo indietro di Melikov arriva dopo mesi segnati da eventi che hanno messo sotto pressione l’amministrazione regionale. Tra questi, le gravissime alluvioni verificatesi tra la fine di marzo e l’inizio di aprile hanno provocato danni estesi: i resoconti parlano di almeno cinque vittime, migliaia di sfollati e oltre 15.500 persone in vario modo coinvolte dalle criticità infrastrutturali. Le carenze nella risposta iniziale e le polemiche seguite a dichiarazioni attribuite al governatore hanno alimentato critiche diffuse sui social e sui media pro-Kremlino.
Incidenti di sicurezza che hanno segnato il mandato
Oltre alle alluvioni, il periodo di gestione di Melikov è stato segnato da episodi di alta tensione: l’irruzione di una folla nell’aeroporto di Makhachkala nell’ottobre 2026 e gli attacchi contro luoghi di culto nel giugno 2026 che causarono decine di vittime sono tra gli eventi che hanno messo in discussione l’efficacia delle forze dell’ordine locali. Questi episodi hanno contribuito a una percezione di fragilità della governance e hanno pesato sulle valutazioni del Cremlino circa la necessità di un cambio di guida.
Chi è Fyodor Shchukin e quale profilo porta
Fyodor Shchukin è un magistrato di carriera originario della regione di Nizhny Novgorod: laureato in giurisprudenza, nominato magistrato in giovane età e poi salito ai vertici dei tribunali regionali. Nel marzo 2026 è stato designato presidente della Corte Suprema del Daghestan. Secondo le cronache, la sua gestione giudiziaria ha comportato inserimenti di figure a lui vicine provenienti dal territorio d’origine, un aspetto interpretato come rafforzamento della sua rete amministrativa. Il profilo di Shchukin viene descritto come sobrio e non conflittuale, qualità apprezzate dal vertice federale.
Le dinamiche etniche e politiche dietro le scelte
La composizione etnica e gli equilibri locali hanno sempre avuto un peso nelle nomine del Daghestan: in passato il rispetto di quote e rappresentanze territoriali era un elemento stabilizzante. Gli analisti avvertono che la proposta di mantenere Shchukin come capo formale e Ramazanov come motore esecutivo potrebbe essere una soluzione studiata per evitare confronti sulla quota etnica e per garantire continuità amministrativa senza stravolgere ruoli sensibili. Questo schema, dicono i commentatori, punta a limitare i cambiamenti formali salvaguardando al contempo una gestione più decisa sul piano operativo.
Melikov rimarrà in carica fino a quando non sarà formalizzata la sua sostituzione con un decreto presidenziale. La proposta di Shchukin sarà ora sottoposta al voto dei deputati regionali, in base alla procedura prevista. Nei prossimi mesi il Daghestan entrerà così in una fase di transizione in cui crisi recenti, equilibri di potere e interessi territoriali determineranno la nuova governance locale.