Nelle prime ore del 3 gennaio Caracas è stata scossa da forti esplosioni e colonne di fumo, mentre aerei sorvolavano la capitale. Contemporaneamente, Donald Trump hanno annunciato di aver catturato il presidente del Venezuela Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, scatenando una crisi militare e diplomatica senza precedenti.
Esplosioni all’alba in Venezuela
Caracas si è svegliata il 3 gennaio tra esplosioni, fiamme e il rumore di aerei militari in volo sulla capitale. Le detonazioni hanno interessato diverse zone della città, con colonne di fumo visibili soprattutto nell’area orientale, nei pressi della base aerea Generalissimo Francisco de Miranda, nel quartiere di La Carlota. Secondo quanto riferito dalla Cnn, una delle esplosioni avrebbe coinvolto un hangar dell’installazione militare. In risposta al deterioramento della situazione, l’Amministrazione federale dell’aviazione statunitense (Faa) ha vietato a tutti i velivoli Usa di operare nello spazio aereo venezuelano “a qualsiasi quota”, citando “rischi per la sicurezza del volo legati alle attività militari in corso”.
Il provvedimento riguarda quattro regioni di informazione di volo (Fir): San Juan, Piarco, Maiquetia e Curacao. L’agenzia non ha specificato quali forze armate siano coinvolte nelle operazioni che hanno portato alla chiusura dei cieli.
Trump, l’annuncio dopo l’attacco in Venezuela: “Abbiamo catturato Maduro e sua moglie”
Poco dopo gli attacchi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato sul suo social Truth che le forze statunitensi hanno “catturato” il presidente venezuelano Nicolás Maduro e lo hanno condotto fuori dal Paese insieme alla moglie, Cilia Flores. “Gli Stati Uniti hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader”, ha scritto Trump, precisando che l’operazione è stata realizzata “assieme alle forze dell’ordine Usa” e annunciando che “seguiranno dettagli nel corso di una conferenza stampa a Mar-a-Lago alle 11 ora locale”.
Il Wall Street Journal riferisce intanto che la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez sarebbe al sicuro. Dura la reazione del governo di Caracas, che ha definito l’azione una “seria aggressione militare” in violazione della Carta delle Nazioni Unite.
Il ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, ha respinto ogni ipotesi di dialogo dichiarando: “Non negozieremo, non ci arrenderemo e alla fine trionferemo“. Nel Paese è stato proclamato lo stato di emergenza, mentre diverse ambasciate hanno invitato i propri cittadini a non muoversi e a cercare riparo.