Negli ultimi mesi l’ecosistema digitale ha assistito all’avvento di applicazioni che, grazie all’intelligenza artificiale ricreano funzionalità tipiche di suite a pagamento come Adobe Creative Cloud o Microsoft Office. Il fenomeno, alimentato dalla capacità di far parlare il codice a modelli linguistici avanzati, ha dato vita a una nuova ondata di software gratuito ma strutturato in maniera sorprendentemente professionale.
Al centro di questa rivoluzione c’è il cosiddetto vibe coding ovvero la pratica di fornire all’AI indicazioni in linguaggio naturale per ottenere blocchi di codice pronti all’uso. Il termine è stato coniato da Andrej Karpathy, cofondatore di OpenAI, nel, e da allora ha accelerato la diffusione di app che promettono di sostituire costosi prodotti commerciali.
Le versioni AI di Adobe Creative Suite e Microsoft Office
La settimana scorsa un utente Reddit, identificato come Brandon Thomas (u/ai_art_is_art), ha presentato al pubblico “ArtCraft”, un progetto che ripropone gratuitamente l’intera gamma di Adobe Creative Suite. I componenti principali – PhotoCraft e PdfCraft – mirano rispettivamente a sostituire Photoshop e Adobe PDF, strumenti di grafica e gestione documenti solitamente accessibili con un abbonamento di $779,99 all’anno o $69,99 al mese.
Allo stesso tempo, lo stesso autore ha lanciato WordCraft, DeckCraft e GridCraft, ovvero alternative a Microsoft Word, PowerPoint ed Excel.
Thomas, ingegnere software con quindici anni di esperienza, ha dichiarato di aver impiegato il modello Claude Opus 5.5 di Anthropic e il linguaggio Rust per “reverse-engineer” le specifiche di formato dei file Adobe e Microsoft, realizzando così una clean-room completamente indipendente dal codice proprietario. Nella sua presentazione ha affermato: “I’m not just some casual vibe coder. I’m a 15-year industry veteran …” e ha aggiunto con fervore: “We’ll replace Google Search, we’ll build our own smartphones, we’ll build better infra.”
Rischi di copyright, sicurezza e sostenibilità delle copie gratuite
Il salto qualitativo delle app generate da AI solleva però dubbi importanti. Dal punto di vista legale, la difesa di Thomas si basa sul concetto di clean-room la creazione avviene esclusivamente da specifiche pubbliche dei formati file, evitando l’uso diretto del codice sorgente di Adobe o Microsoft. Tuttavia, il professore Andres Guadamuz, esperto di diritto della proprietà intellettuale, ha sottolineato che “non sappiamo se il processo di clean-room resista a un esame approfondito” e che la netta separazione tra codice prodotto dall’AI (Claude) e quello scritto dall’ingegnere rimane poco chiara.
Un altro aspetto critico riguarda la sicurezza. Le app distribuite gratuitamente spesso non includono controlli di qualità o aggiornamenti regolari, lasciando gli utenti esposti a vulnerabilità potenzialmente sfruttabili da attori maligni. Inoltre, la rapidissima crescita del mercato, come indicato da Sensor Tower, ha visto il numero di nuove app raddoppiare nella prima metà dell’anno, toccando i 560.000 titoli, un fenomeno che rende ancora più difficile monitorare la provenienza e l’affidabilità di ciascuna offerta.
Il concetto di ‘clean-room’ spiegato
Nel contesto dello sviluppo software, una “clean-room” prevede la realizzazione di un prodotto partendo da documentazione pubblica e da specifiche ufficiali, evitando qualsiasi riferimento al codice proprietario. Tale approccio è tradizionalmente usato per creare software compatibile senza violare brevetti o copyright, ma la sua efficacia dipende dalla rigorosità del processo di separazione delle conoscenze.
Che le versioni AI possano davvero erodere il modello di business di giganti come Adobe o Microsoft resta incerto. È plausibile che la disponibilità di alternative gratuite riduca i margini di profitto, ma la necessità di supporto tecnico, aggiornamenti continui e integrazioni aziendali potrebbe mantenere vivo l’interesse per le soluzioni a pagamento. In ogni caso, il vibe coding ha già dimostrato di poter accelerare lo sviluppo di software, facendo emergere nuove dinamiche di mercato e interrogativi normativi che richiederanno attenzione da parte di legislatori e professionisti della sicurezza.
