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Coronavirus, in Trentino il primo studio di massa su anticorpi

Milano, 7 mag. (askanews) – Non daranno una “patente di immunità” al coronavirus, ma forniranno dati epidemiologici importanti per ricostruire a posteriori l’andamento del contagio e soprattutto capirne meglio l’evoluzione futura. Sono partiti da Campitello di Fassa i prelievi per i test sierologici sulla popolazione dei cinque comuni trentini maggiormente colpiti dal coronavirus nell’ambito di uno studio sullo sviluppo degli anticorpi. I prelievi vedranno coinvolti su base volontaria oltre 7.000 persone nei centri di Pieve di Bono-Prezzo, Vermiglio, Canazei e Borgo Chiese, oltre che Campitello. “Siamo partiti nei comuni dove si è avuta la più alta percentuale di contagio per capire come il virus è circolato nella popolazione, che reazioni ha avuto l’organismo, se ha creato degli anticorpi – dice Paolo Bordon, direttore generale APSS Trento – Il test verrà ripetuto anche a distanza di quattro mesi per vedere appunto se ci sono manifeste reazioni anticorpali all’interno dell’organismo di una comunità. Da questo test potrebbe emergere questo tipo di informazione sicuramente preziosa”.

Lo studio, svolto in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e università di Trento, è il primo del suo genere. “Viene fatto il tampone a soggetti che hanno avuto dei sintomi nell’ultimo mese e al nucleo familiare: questo per capire se ci sono dei soggetti ancora positivi, e quindi fare l’isolamento e bloccare l’ulteriore diffusione nel paese – spiega Antonio Ferro, direttore Dip. prevenzione APSS Trento – L’altro elemento importante è quello della sierologia che ci permetterà di capire quanti cittadini sono venuti effettivamente in contatto con il virus. L’ultimo aspetto infine è quello che l’Istituto farà con anticorpi neutralizzanti per verificare se questi anticorpi messi a contatto con il virus effettivamente bloccano la penetrazione del virus nelle cellule e quindi verificare la risposta immune”.

In queste località, oltre ovviamente al tema della salute, vi è un interesse per andare oltre l’impatto della pandemia sul settore turistico. Lo studio quindi rientra anche nelle strategie per dare una garanzia di sicurezza e di affidabilità del territorio nella prospettiva delle programmazioni turistiche e dello sviluppo economico futuri. “Abbiamo deciso di operare su questi cinque comuni che sono quei comuni dove abbiamo fatto un controllo massiccio dei movimenti – conclude Maurizio Fugatti, presidente Provincia autonoma di Trento – E’ una sperimentazione che serve anche su base nazionale per capire l’inquadramento epidemiologico e quindi avere un quadro più preciso dello stato delle cose. E’ una possibilità in più che abbiamo dato questi comuni che hanno avuto al loro interno il numero di contagi importante, e che abbiamo voluto qualificare con questa iniziativa”.

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