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Le nuove frontiere delle cefalee croniche, tra legge e terapie

Milano, 24 set. (askanews) – La cefalea ha conquistato lo status di malattia cronica invalidante a luglio, con una legge approvata a larga maggioranza dal Parlamento italiano. Ora per la cura della malattia si aprono nuovi scenari e se i criteri di rimborsabilità verranno estesi, le terapie di frontiera potranno arrivare a una platea sempre più vasta di pazienti. Questo è stato uno dei temi al centro del simposio “Cefalea Cronica Malattia Invalidante. Cosa cambia con la nuova legge”, realizzato da Alleanza Cefalalgici-Fondazione CIRNA. Tra le relatrici Grazia Sances, responsabile UOS Diagnosi e Cura delle Cefalee dell’Istituto Neurologico Nazionale “Mondino” di Pavia: “Dalla fine del 2018 sono finalmente disponibili queste nuove sostanze farmacologiche per il trattamento di profilassi dell’emicrania, gli anticorpi monoclonali antagonisti del CGRP che è un neurotrasmettitore coinvolto nell’eziopatogenesi dell’emicrania.

Hanno dimostrato una buona efficacia nel ridurre sia la frequenza degli attacchi di emicrania sia i giorni di cefalea al mese che il consumo di farmaci sintomatici. Questo si è visto anche su forme croniche, resistenti ad altre terapie, quindi le più difficili da trattare”.

Il via libera alla rimborsabilità del sistema sanitario nazionale è arrivato dall’Aifa che chiede però criteri stringenti, tra cui almeno 8 giorni di emicrania al mese e il fallimento delle terapie tradizionali.

“I pazienti che rientrano in questi criteri possono accedere al trattamento, previa registrazione della scheda sul sito di Aifa, l’agenzia italiana del farmaco”, ha spiegato Sanches.

“Probabilmente questa prima fase servirà proprio per capire come è l’andamento come sono i pazienti ed è possibile che poi successivamente i criteri vengano modificati. Almeno questo è quello che noi speriamo”.

Con la legge approvata dal Parlamento italiano è stata costruita una architettura, ma il lavoro non è finito. Lara Merighi, coordinatore di Al.Ce. group Italia, Gruppo operativo della Fondazione CIRNA, ha combattuto in prima linea per il riconoscimento legislativo nell’associazione dei pazienti.

“Anche noi adesso abbiamo una certificazione, mentre prima non eravamo nessuno e non avevamo niente, nessun riconoscimento. Adesso almeno è ‘malattia sociale’, ma è vuoto questo contenitore, bisogna fare tutti i decreti attuativi ed è qui che bisogna lavorare, adesso inizia il bello. Bisogna avere i centri che possono far diminuire i tempi di attesa, poi c’è l’accesso ai farmaci, alle terapie e al sostegno psicologico di queste persone perché vivere con il dolore cronico non è una passeggiata”.

Il testo entrato in vigore ha aperto la strada all’inserimento della cefalea nei Livelli essenziali di assistenza e a intraprendere percorsi virtuosi di diagnosi, cura e assistenza in tutte le regioni italiane.

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