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Intesa Sanpaolo al fianco delle imprese abruzzesi per la ripresa

Milano, 21 gen. (askanews) – Anche l’Abruzzo, come il resto del Paese colpito duramente dalla pandemia, sta vivendo un momento complicato. Ma l’economia della Regione, grazie alla maggior presenza di servizi cosidetti non market, con la pubblica amministrazione che pesa per il 12% del Pil, ha sofferto meno rispetto alla media nazionale e le buone prospettive di recupero in settori chiave come quello delle costruzioni consentono di guardare con positività al futuro.

Futuro che passa per la digitalizzazione e la capacità di innovarsi da parte delle imprese, come spiega Pierluigi Monceri, direttore regionale di Intesa Sanpaolo: “La digitalizzazione è una straordinaria necessità e anche una straordinaria opportunità – ha detto – questo non soltanto per le aziende dimensionate ma anche per certi aspetti soprattutto per quelle meno dimensionate, perché la digitalizzazione ovviamente favorisce poi i processi di interazione, di interscambio che rendono possibili anche alle piccole aziende di fare cose che altrimenti sarebbero state più complicate.

Ci sono da questo punto di vista spazi di miglioramento importanti, però ci sono ormai anche tanti stimoli e supporti e il sistema bancario – ha sottolineato Monceri – sicuramente può giocare da questo punto di vista un ruolo da protagonista nello stimolare il fatto che questo tema sia universalmente riconosciuto come il presupposto di investimenti da cui ripartire per favorire una fase di rilancio”.

Intesa Sanpaolo, sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, è stata vicina al territorio abruzzese per far fronte all’immediato bisogno di liquidità delle imprese, erogando 500 milioni di finanziamenti Covid e sostenendo le aziende attraverso 1,2 miliardi di moratorie. Oggi è al loro fianco nella fase di ripartenza.

“Adesso – ha spiegato Monceri – in chiave 2021 il tema è di favorire un riequilibrio finanziario, che vuole dire, dopo l’intervento emergenziale, consentire all’esposizione di queste aziende di essere parcellizzate su un periodo lungo 15-20 anni, magari anche attraverso ulteriori 2 anni di pre-ammortamento, periodo in cui non si paga capitale ma solo interessi, e questo per favorire, senza avere l’ansia di impegni già importanti, che le aziende si possono concentrare su nuovi investimenti e soprattutto su processi di ripartenza organizzativa determinanti. Siamo intervenuti nella fase di emergenza, vogliamo ovviamente farlo con rinnovata convinzione anche in questa fase di ripartenza e di rilancio”.

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