Terremoto Centro Italia, le insidie della raccolta fondi

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Terremoto Centro Italia, le insidie della raccolta fondi

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Raccolta fondi terremoto Centro Italia: dove vanno i soldi? E’ vero che in Emilia i soldi non sono mai arrivati? Proviamo a fare il punto della situazione.

La tragedia del terremoto Centro Italia sta mobilitando la popolazione del nostro paese, che in situazione simili dimostra sempre grande solidarietà. Su richiesta della Protezione Civile, al momento è stato attivato il numero 45500 che consente una raccolta fondi a favore dei terremotati.

E’ sufficiente inviare un sms del costo di 2 euro (oppure chiamare il numero da rete fissa) e tutto il denaro raccolto sarà trasferito “senza alcun ricarico, al Dipartimento della Protezione Civile” per poi essere distribuito fra le regioni colpite dal sisma. Questo secondo il comunicato ufficiale disponibile ad oggi su Rai News, dove si chiarisce anche che gli operatori coinvolti sono Tim, Vodafone, Tre, Fastweb, CoopVoce, Wind e Infostrada, TWT, CloudItalia e PosteMobile.

Sms 45500: i soldi su un conto della Tesoreria

Procedure simili sono già state adottate in passato, ad esempio nel caso del sisma che colpì l’Emilia Romagna nel 2012.

C’è chi però avanza sospetti sull’efficacia di queste modalità di raccolta fondi. Il dubbio è che i soldi non arrivino a destinazione, si blocchino fra cavilli burocratici o rimangano in tasca agli operatori telefonici. Secondo il sito emergency-live.com, “le somme raccolte da tutti gli operatori telefonici saranno versate su un conto infruttifero aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato in favore del Dipartimento (della Protezione Civile, ndr) che le trasferirà poi alla Regione una volta ricevuta l’autorizzazione del Comitato dei Garanti”.

La raccolta fondi per l’Emilia Romagna

Non c’è dubbio che, nel caso dell’Emilia Romagna, qualche ritardo nell’elargizione dei fondi ci fu. Nell’ottobre del 2012 (l’evento sismico avvenne a maggio), il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli spiegava al Corriere della Sera che “purtroppo l’iter non si può comprimere più di tanto, se si vuole assicurare trasparenza”. Il ritardo ci fu, legato soprattutto ad una questione burocratica, se così si vuole dire.

A proposito dei 15 milioni di euro che furono raccolti in quell’occasione, Gabrielli precisava che “non sono versamenti ma promesse di versamento.

La differenza è sottile ma decisiva. Nel senso che i vari gestori (Tim, Vodafone, Wind eccetera) prima di versare alla Tesoreria dello Stato l’importo corrispondente agli sms, devono effettivamente incassare la cifra. Io posso anche inviare un messaggio ma se poi per qualche ragione non lo pago, il gestore non versa”. In aggiunta, va osservato che, per una questione davvero solo burocratica, non è possibile procedere alla distribuzione dei fondi per semplici tranche: i 15 milioni viaggiano, per così dire, tutti assieme o non si muovono affatto.

Donare i soldi, raccogliere e distribuire i fondi

Al di là di problemi specifici nella gestione dei flussi di denaro, il problema generale è che fra schede prepagate, bollette a consumo e contratti telefonici di vario genere, l’importo versato tramite sms o chiamata fissa deve in primo luogo essere percepito dall’operatore. Soltanto dopo può essere versato, secondo le modalità stabilite, al Dipartimento della Protezione Civile al quale tocca il compito finale di spalmarlo sul territorio.

Se l’sms, per qualsiasi ragione, non viene pagato dall’utente o ci sono problemi di qualsivoglia genere in questo passaggio, i soldi non raggiungono la raccolta fondi (sebbene possano essere addebitati all’utente, in prima battuta). La speranza, quindi, è che, alla luce delle passate esperienze, nel caso del terremoto Centro Italia si riescano a contenere il più possibile i ritardi.

Per il resto, non rimane che il gesto solidale di donare i 2 euro.

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