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Addio al Baffo: la storia di Sandro Mazzola chiude il capitolo

Addio al Baffo: la storia di Sandro Mazzola chiude il capitolo

Sandro Mazzola, il Baffo nerazzurro, ci ha lasciati: la sua carriera, gli onori e i ricordi dei più grandi.

Il mondo del calcio ha appreso con profondo cordoglio la scomparsa di Sandro Mazzola icona indiscussa dell’Inter e della Nazionale italiana. L’ex capitano, che avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 8 novembre, aveva combattuto a lungo contro una grave malattia, ma rimane nel cuore dei tifosi per la sua eleganza in campo e il contributo fondamentale alla storia del club milanese.

Gli albori nerazzurri e i primi trionfi con l’Inter

Fin da bambino, Sandro ha indossato la maglia nerazzurra, entrando a far parte del vivaio a otto anni. Sotto la guida visionaria di Helenio Herrera il giovane talento è diventato il fulcro della squadra che negli anni ’60 ha dominato il panorama europeo.

La sua prima grande impresa è stata la doppietta contro il Real Madrid nella finale di Coppa dei Campioni del 27 maggio 1964, al Prater di Vienna, che ha regalato all’Inter il suo primo trofeo continentale. Pochi giorni dopo, il leggendario Ferenc Puskás, capitano del Real, lo ha definito degno del padre Valentino, creando un aneddoto che ancora oggi riecheggia negli annali del calcio.

La conquista della seconda Coppa dei Campioni

Il 27 maggio 1965 l’Inter, ancora guidata da Herrera, ha battuto il Benfica per 1-0, con il gol di Jair, e ha aggiudicato la seconda Coppa dei Campioni nella storia del club. Mazzola ha giocato una partita decisiva, dimostrando la sua capacità di controllare il ritmo di gioco e di ispirare i compagni nei momenti cruciali.

Record personali, scudetti e la Nazionale

Nel campionato 1964-1965, Sandro ha realizzato una stagione memorabile: ha vinto il campionato di Serie A e, con 17 reti (due rigori), si è aggiudicato il titolo di capocannoniere condividendo il primato con Alberto Orlando della Fiorentina. In totale, ha collezionato quattro scudetti (1962-63, 1964-65, 1965-66, 1970-71), due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e il riconoscimento di secondo al Pallone d’Oro del 1971, dietro a Johan Cruyff.

Il ruolo nella Nazionale italiana

Con la maglia azzurra, Mazzola ha partecipato a numerosi tornei internazionali, contribuendo alla vittoria dell’Europeo del 1968. La sua presenza è stata sinonimo di classe e determinazione, e il suo nome è rimasto nella lista dei più forti giocatori della storia della Nazionale.

Gli ultimi capitoli: dirigenza, commentatore e omaggi post mortem

Dopo il ritiro dal gioco, Mazzola ha continuato a influenzare il calcio italiano. Ha ricoperto incarichi dirigenziali all’Inter, al Genoa e, tra il 2000 e il 2003, nella dirigenza del Torino, la squadra del padre Valentino. Il suo più grande colpo di mercato è stato l’arrivo di Ronaldo all’Inter nel 1997, un acquisto che ha segnato una nuova era per il club. Nel tempo libero, è stato anche opinionista televisivo, condividendo la sua esperienza con nuove generazioni.

Il club nerazzurro ha pubblicato un commovente tributo, definendolo “leggenda nerazzurra” e ricordando che ha trascorso tutta la sua vita con una sola maglia. Il vicepresidente Javier Zanetti ha dedicato parole di affetto, definendolo fuoriclasse in campo e nella vita. Anche altre realtà, come il Napoli, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il Monza, hanno espresso cordoglio, sottolineando il suo ruolo di “simbolo del calcio italiano”.

Il ricordo di Sandro Mazzola rimane indelebile: la sua eleganza, i successi ottenuti e la capacità di ispirare giocatori e tifosi di ogni età. La sua stella continua a brillare nei cuori di chi ha avuto la fortuna di vederlo calcare il prato di San Siro, e il suo nome resterà una costante riferimento per le future generazioni di calciatori.

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