Nel diciottesimo giorno dello scontro armato in Medio Oriente si sono registrate esplosioni sia a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, sia a Doha, in Qatar, secondo i reporter dell’AFP sul posto. Gli Emirati hanno comunicato di aver intercettato un presunto attacco missilistico, mentre centinaia di residenti hanno ricevuto sui telefonini l’ordine di “cercare immediatamente riparo” per possibili minacce. La situazione sul terreno si somma a eventi avvenuti nei giorni precedenti, che indicano una progressiva estensione degli attacchi nell’area del Golfo.
Attacchi marittimi e rischio per la navigazione nello stretto di Hormuz
Il 11 marzo almeno tre navi — una portacontainer, un cargo e una portarinfuse — sono state colpite vicino allo stretto di Hormuz da colpi definiti “proiettili non identificati” dall’agenzia marittima UKMTO. Questa via di passaggio è cruciale: attraverso lo stretto di Hormuz transita circa un quinto degli idrocarburi mondiali, e ogni interruzione ha impatti immediati sui prezzi dell’energia e sulla stabilità dei mercati. Contestualmente, le autorità statunitensi hanno annunciato di aver distrutto numerose navi posamine iraniane nelle vicinanze, mentre la IEA sta valutando l’uso delle riserve strategiche per mitigare carenze di greggio.
Sicurezza marittima e possibili scorte navali
Di fronte agli attacchi, Washington sta considerando l’ipotesi di scortare le imbarcazioni commerciali attraverso il corridoio, una misura che porrebbe molte nazioni davanti a scelte delicate. Paesi occidentali e alleati stanno valutando il rafforzamento di missioni già attive, come la missione europea Aspides nel Mar Rosso, ma cambiamenti di mandato per intervenire nello stretto sono giudicati complessi da diversi governi. Le reazioni politico-militari si intrecciano con le preoccupazioni economiche: il rischio di un blocco prolungato dello stretto sta spingendo i prezzi del petrolio verso l’alto.
Colpi a infrastrutture energetiche e impatto sulle raffinerie
Negli ultimi giorni gli attacchi hanno preso di mira anche impianti petroliferi: gli Emirati hanno dichiarato la chiusura precauzionale della grande raffineria di Ruwais dopo una serie di incursioni con droni nei dintorni. Un attacco ha causato incendi nel giacimento di Shah, mentre l’Arabia Saudita ha segnalato la neutralizzazione di droni diretti verso il giacimento di Shaybah; tali episodi dimostrano come l’offensiva abbia esteso il campo di battaglia alle infrastrutture energetiche.
Conseguenze economiche e risposte internazionali
La combinazione di attacchi marittimi e colpi a impianti ha già provocato turbolenze sui mercati. Il G7 si è mosso per coordinare una risposta, convocando leader e ministri per consultazioni, mentre la prospettiva di un ricorso significativo alle riserve strategiche è stata presa in considerazione per stabilizzare l’offerta. Il presidente degli Stati Uniti ha minacciato pesanti ritorsioni contro chi oserà colpire le rotte di transito, aumentando la tensione diplomatica e militare nella regione.
Effetti sul terreno e retorica politica
Oltre alle infrastrutture, gli attacchi hanno avuto ripercussioni sui civili e sulle attività militari nella regione. In Libano gli attacchi israeliani hanno provocato un alto numero di vittime e una crisi di sfollamento: il governo libanese ha stimato almeno 570 morti e circa 760mila sfollati, mentre altre registrazioni parlano di oltre un milione di persone segnalate come sfollate dall’inizio del conflitto. Nel sud del Libano, una base Unifil a guida italiana ha riportato la caduta di detriti, con un militare curato per dolore all’occhio ma senza ferite gravi.
Dialoghi, minacce e posizioni europee
Sul fronte diplomatico, Londra e Berlino hanno respinto la richiesta degli Stati Uniti di affidare a NATO o forze europee un ruolo diretto nello stretto di Hormuz: il premier britannico e il governo tedesco hanno chiarito che non intendono trasformare la questione in una missione NATO. L’Italia ha invece proposto di rafforzare l’impegno nella missione Aspides, pur riconoscendo la complessità di un cambio di mandato. Intanto, Teheran continua a lanciare avvertimenti e a rivendicare operazioni contro obiettivi considerati strategici.
La catena di esplosioni, attacchi aerei e colpi marittimi contribuisce a trasformare un conflitto locale in una crisi regionale con ricadute globali. La combinazione di minacce ai corridoi marittimi, attacchi alle raffinerie e una dura retorica politica mantiene alto il livello di allerta: nei prossimi giorni la comunità internazionale dovrà bilanciare misure di sicurezza, interventi diplomatici e soluzioni per evitare un ulteriore aggravarsi delle condizioni umanitarie e dei mercati energetici.