Un ginecologo in Australia è finito sotto accusa per aver eseguito interventi chirurgici invasivi, tra cui isterectomie e rimozioni ovariche, senza chiari motivi medici. Il caso ha sollevato dubbi sulla sicurezza dei pazienti e sull’efficacia della vigilanza sanitaria nel Paese.
Interventi contestati e dubbi clinici in Australia
Alcune vicende sanitarie nascono tra il silenzio di uno studio e la fiducia dei pazienti, per poi trasformarsi in storie di dolore e sospetti.
È il caso di operazioni chirurgiche che, inizialmente presentate come necessarie, hanno lasciato conseguenze durature e interrogativi irrisolti. Quando la legittimità di un intervento diventa oggetto di dubbi, la questione supera la semplice complicanza medica: si tratta di rimozioni di organi e diagnosi controverse che possono segnare in modo irreversibile la vita dei pazienti.
A Melbourne, Australia, un ginecologo ora in pensione è al centro di accuse secondo cui avrebbe effettuato asportazioni di uteri e ovaie senza motivazioni cliniche chiare, spesso con la diagnosi presunta di endometriosi grave, mai confermata da esami sufficienti. Le operazioni sarebbero state eseguite in particolare presso l’Epworth Hospital, e molte pazienti avrebbero scoperto solo in seguito l’assenza di segni rilevanti della patologia. Tra loro, Claire Gallaher e Sophie Wilkinson hanno denunciato pesanti conseguenze fisiche e dolori persistenti, oltre a un recupero post-operatorio più difficile del previsto.
Asportazioni di utero e ovaie senza motivo clinico: medico sotto indagine in Australia
Le segnalazioni relative a questi interventi erano già state presentate negli ultimi cinque anni all’Australian Health Practitioner Regulation Agency (AHPRA), ma alcune pazienti sostengono che inizialmente non siano state adeguatamente trattate. La magistratura australiana ha ora avviato un’inchiesta per stabilire se vi siano state violazioni penali o disciplinari. Il medico coinvolto ha negato ogni illecito, affermando di aver operato solo quando convinto della necessità clinica.
La premier di Victoria, Jacinta Allan, ha definito le accuse gravi, trasmettendo la documentazione alla polizia e sottolineando che l’asportazione di organi senza indicazioni mediche costituisce un reato. Oltre all’aspetto penale, il caso solleva questioni sull’efficacia della vigilanza sanitaria e sul ruolo dell’AHPRA, finita sotto critica per non aver adottato tempestivamente misure restrittive nonostante le numerose segnalazioni. L’inchiesta dovrà chiarire i fatti e verificare la possibilità di ulteriori casi simili, aprendo uno dei dibattiti più delicati sul controllo e la responsabilità nel sistema sanitario australiano.