Un incendio ha interessato un deposito di carburante nel porto meridionale di Novorossiysk a seguito della caduta di detriti riconducibili a un attacco con droni. Secondo il sindaco Andrey Kravchenko, che ha dato informazioni tramite Telegram, alcune strutture tecniche e amministrative hanno preso fuoco dopo l’impatto dei frammenti, e detriti sono caduti anche nell’area del terminal di stoccaggio.
Le autorità locali hanno confermato la presenza di feriti: due persone sono rimaste contuse e sono state ricoverate in ospedale. Il porto di Novorossiysk è strategico per le esportazioni petrolifere russe, gestendo circa un quinto delle spedizioni di greggio del Paese e rappresentando il principale hub di esportazione sul Mar Nero.
Il meccanismo dell’attacco e le ricadute sul sito
L’evento è stato descritto come dovuto alla caduta di detriti di UAV lanciati dalla parte avversaria: frammenti esplosi o fuori controllo hanno provocato incendi in edifici tecnici e amministrativi del terminal. In questo contesto il termine UAV indica i velivoli a pilotaggio remoto impiegati nelle operazioni a distanza. I video condivisi su canali Telegram sia russi sia ucraini mostrano fiamme nell’area portuale, mentre i vigili del fuoco e le squadre di emergenza sono intervenuti per contenere le fiamme e mettere in sicurezza i depositi di carburante.
Danni diretti e potenziali rischi ambientali
Oltre ai danni strutturali e agli uffici colpiti, il rischio maggiore riguarda il possibile coinvolgimento dei serbatoi di stoccaggio. Il termine deposito petrolifero rimanda a impianti dove grandi volumi di carburante sono conservati; un incendio in queste aree può avere ripercussioni ambientali significative e richiedere interventi prolungati per il contenimento e la bonifica. Le autorità hanno segnalato operazioni di emergenza per evitare sversamenti e per proteggere le infrastrutture portuali adiacenti.
La risposta delle difese russe e il quadro più ampio
Fonti ufficiali russe hanno riferito l’intercettazione di centinaia di mezzi aerei senza pilota nelle ore precedenti e successive all’episodio. Secondo dichiarazioni raccolte, il numero di droni intercettati varia: alcune comunicazioni parlano di 348 velivoli, altre di 365 intercettazioni estese su più regioni e sul Mar Nero e sul Mar d’Azov. Questa discrepanza rispecchia comunicazioni diverse arrivate da uffici regionali e dal ministero della Difesa.
Attacchi mirati a infrastrutture energetiche
Negli ultimi mesi le forze ucraine hanno intensificato operazioni a medio e lungo raggio mirate a impianti energetici e logistici russi, una strategia che Kyiv descrive come finalizzata a ridurre le entrate che finanziano lo sforzo bellico di Mosca. Tra gli obiettivi rivendicati o segnalati figurano raffinerie e terminal petroliferi in diverse regioni, con arresti temporanei di produzione in impianti come quello di Ryazan e interruzioni segnalate in altri stabilimenti industriali.
Impatto territoriale e altre località colpite
Oltre a Novorossiysk, le autorità locali hanno riferito danni e caduta di detriti in altre aree costiere, come la città di Anapa. Governatori regionali hanno inoltre segnalato tentativi di attacco su impianti industriali in regioni più distanti, come quella di Perm e di Ryazan, con alcuni stabilimenti che hanno temporaneamente sospeso la lavorazione dopo i colpi subiti. In un caso recente una raffineria ha interrotto interamente la produzione dopo un attacco.
Le autorità ucraine hanno reso pubbliche dichiarazioni che indicano un focus sugli impianti energetici: al 21 maggio, il ministero della Difesa di Kiev ha affermato di aver colpito undici strutture petrolifere nel corso del mese, incluse raffinerie di grande capacità come quella di Kirishi. Azioni a centinaia di chilometri dal confine testimoniano l’uso di mezzi a lunga gittata e di strategie di interdizione economica volte a erodere le entrate nemiche.
Il quadro resta in evoluzione: le autorità russe continuano le operazioni di soccorso e sicurezza, mentre le valutazioni sull’entità del danno e sulle conseguenze a medio termine per il traffico petrolifero e per l’ambiente sono ancora in corso. L’episodio sottolinea la vulnerabilità delle infrastrutture critiche in un conflitto che coinvolge anche obiettivi economici oltre che militari.