In Repubblica Democratica del Congo è in corso un’epidemia di virus Ebola Bundibugyo che ha portato le autorità sanitarie internazionali a innalzare il livello di allerta. La rapida diffusione dei contagi, unita a un contesto di forte instabilità sociale, scontri e difficoltà operative nei sistemi sanitari locali, sta rendendo complessa la gestione dell’emergenza, mentre il rischio globale rimane al momento contenuto.
Allerta sanitaria e diffusione del virus Ebola nella RDC
Nella Repubblica Democratica del Congo il rischio epidemico legato al virus Bundibugyo Ebola è stato innalzato al livello massimo a livello nazionale, in seguito a una diffusione rapida del contagio e alla difficoltà dei servizi sanitari locali nel contenere i focolai. L’Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato la valutazione complessiva, mantenendo però il rischio globale su livelli bassi.
Come ha spiegato il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus da Ginevra: “Il rischio epidemico è passato da ‘alto’ a ‘molto alto’ a livello nazionale nella Rdc. L’epidemia di Ebola nel Paese si sta diffondendo rapidamente e stiamo rivedendo la nostra valutazione del rischio, che ora è molto elevato a livello nazionale, elevato a livello regionale e basso a livello globale“.
Il quadro epidemiologico resta critico: i casi sospetti hanno superato quota 750 e si registrano 177 decessi sospetti. La situazione nei Paesi vicini mostra un coinvolgimento limitato ma monitorato: in Uganda si segnalano due infezioni confermate in persone provenienti dal Congo e un decesso, mentre in Kenya è stato individuato un primo caso sospetto nella città di Eldoret. Inoltre, secondo l’OMS, “Un cittadino americano che ha contratto l’Ebola in Congo è attualmente ricoverato in ospedale in Germania. E un altro cittadino americano, considerato un contatto ad alto rischio, è stato trasferito nella Repubblica Ceca“.
Sul fronte della risposta internazionale, l’Unione Europea ha messo a disposizione 15 milioni di euro per sostenere le operazioni di contenimento e, insieme all’Unicef, è previsto un ponte aereo per il trasporto di circa 100 tonnellate di forniture sanitarie. Anche il Programma Alimentare Mondiale è attivo con interventi logistici e assistenza umanitaria. Gli esperti dell’OMS stanno inoltre valutando possibili vaccini contro il ceppo Bundibugyo Ebola, pur sottolineando che non esistono ancora terapie specifiche e che la prevenzione resta lo strumento principale.
Ebola, caos nel Paese. Scontri e violenza nelle strade: “In molti non credono nell’epidemia”
Alla crisi sanitaria si aggiunge un contesto di forte instabilità sociale e sicurezza compromessa, con scontri e tensioni che rendono più complessa la gestione dell’emergenza. In diverse aree rurali, caratterizzate dalla presenza di sfollati e rifugiati, si sono verificati episodi di violenza contro le strutture sanitarie: tra questi, l’incendio delle tende di isolamento presso l’ospedale di Rwampara da parte di manifestanti. L’episodio è avvenuto dopo il divieto di portare via il corpo di un giovane deceduto. Un funzionario della struttura ha spiegato: “Tutto è iniziato quando un uomo di 24 anni, figlio di un soldato, è morto in ospedale“, aggiungendo: “La famiglia voleva che consegnassimo la salma per poterla seppellire, ma date le circostanze, è impossibile“.
Le pratiche funerarie tradizionali stanno contribuendo ad aumentare il rischio di contagio, poiché prevedono il contatto diretto con i corpi e la partecipazione di numerose persone ai riti. In questo clima di sfiducia, parte della popolazione mette in dubbio l’esistenza stessa dell’epidemia, complicando ulteriormente gli interventi di contenimento. Inoltre, in diverse strutture sanitarie mancano ancora aree adeguate di isolamento e triage, con la conseguenza che i casi sospetti vengono spesso ricoverati insieme ad altri pazienti.
La situazione di sicurezza incide direttamente sulla gestione sanitaria, come ha avvertito Tedros: “La violenza e l’insicurezza stanno ostacolando la risposta all’epidemia“. Per contenere il deterioramento della situazione, l’esercito è stato dispiegato in alcune aree, mentre gli operatori sanitari cercano di rafforzare le misure preventive e il tracciamento dei casi in condizioni estremamente difficili.