Tra i sub italiani morti della tragedia avvenuta nella grotta delle Maldive c’è Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo originario di Padova. La sua posizione e le condizioni in cui è stato ritrovato offrono elementi considerati rilevanti dagli esperti per ricostruire gli ultimi istanti dell’immersione e comprendere la dinamica dell’incidente.
Italiani morti alle Maldive: corpi recuperati e indagini in corso
Nella giornata odierna si conclude la missione del team di sub speleologi finlandesi incaricati del recupero delle vittime. Nell’ultima immersione operativa, i tre specialisti hanno fatto ritorno nel sistema di grotte per rimuovere le sagole guida e le attrezzature installate durante le operazioni, con l’obiettivo di ripristinare il più possibile lo stato naturale dell’ambiente e cancellare le tracce dell’intervento umano.
Come sottolineato da Dan Europe, “considerata l’indagine tuttora in corso, questa fase assume ulteriore importanza“. Il team avrebbe provveduto anche a documentare e mappare ulteriori sezioni delle cavità, condividendo poi il materiale raccolto con le autorità maldiviane per supportare le analisi investigative.
Sul fronte giudiziario, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo e ha affidato le indagini alla squadra mobile capitolina.
Il procedimento è attualmente impostato per omicidio colposo. Nel corso dell’inchiesta saranno ascoltati i connazionali presenti a bordo della safari boat Duke of York e verranno effettuati tutti gli accertamenti tecnici necessari per chiarire la dinamica della tragedia.
Italiani morti alle Maldive, perché Gianluca Benedetti non era con gli altri: la drammatica ipotesi
Come riportato da Il Messaggero, sulla base della sua esperienza, l’esperto Shafraz Naeem avanza una lettura critica dell’accaduto, sostenendo: “Ritengo che le regole siano state violate” durante l’immersione. Secondo il sub, la progressiva perdita di orientamento è un elemento tipico di ambienti così estremi: la luce naturale, infatti, “raggiunge solo la prima camera, quando ci si spinge oltre il buio è fitto“. A questo si aggiunge un ulteriore fattore di rischio: “È incredibilmente pericoloso effettuare immersioni a queste profondità utilizzando aria compressa“.
Un elemento ritenuto significativo riguarda la posizione del corpo di Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo di Padova, che sarebbe stato trovato nella seconda delle tre grotte con la bombola completamente esaurita. Questo dettaglio suggerisce, secondo Naeem, che “abbia provato a mettersi in salvo“. Lo stesso esperto ipotizza: “Forse ha tentato la via di fuga prima di rimanere senza fiato. Il resto del gruppo è morto nella terza camera, Benedetti invece nel corridoio mentre cercava di uscire“. La sua conclusione è che si sia trattato di una serie di eventi concatenati: i cinque sub sarebbero morti “per una concomitanza di cause, perché in quegli ambienti estremi un solo problema ne genera altri a catena e un imprevisto può rapidamente trasformarsi in tragedia“.
Naeem sottolinea inoltre come diversi fattori possano sommarsi rapidamente: “narcosi, stress, disorientamento, perdita di visibilità, problemi di navigazione, riserve di gas insufficienti, problemi all’attrezzatura, separazione dal gruppo o panico“, elementi che, in un contesto come quello di una grotta profonda, possono diventare fatali.