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Cassazione nega l'estradizione a Carla Zambelli e lei lascia il carcere

Cassazione nega l'estradizione a Carla Zambelli e lei lascia il carcere

Carla Zambelli è uscita dal carcere italiano dopo che la Cassazione ha rifiutato l'estradizione per il caso legato all'accesso ai sistemi del CNJ; resta aperto il procedimento per porto d'arma

La vicenda giudiziaria che coinvolge Carla Zambelli ha registrato una nuova svolta: la donna, ex deputata brasiliana, è stata scarcerata in Italia dopo che la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di estradizione avanzata dal Brasile per uno dei processi a suo carico. In un video diffuso sui social dal suo legale, l’ex parlamentare ha ringraziato Dio e ha annunciato di essere pronta a proseguire una vita di missione, senza però rivelare dettagli sulla natura di quella missione.

La decisione riguarda specificamente il procedimento relativo all’invasione informatica del Consiglio nazionale di giustizia (CNJ) e all’emissione di un mandato d’arresto falso contro il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes. Zambelli era detenuta in Italia sin dal luglio 2026 e figurava nelle Red Notice dell’Interpol come latitante internazionale, ma ora si apre una fase di attesa per i possibili sviluppi sul fronte giudiziario.

Il verdetto della Cassazione e i motivi principali

La Corte di Cassazione italiana ha annullato il via libera all’estradizione con riferimento al primo processo, quello per il quale in Brasile le era stata inflitta una condanna di dieci anni per aver collaborato all’accesso abusivo ai sistemi del CNJ.

I giudici italiani hanno valutato elementi procedurali che, secondo la difesa, renderebbero incompatibile l’estradizione con l’ordinamento giuridico italiano. La decisione è stata emessa senza rinvio e segna una battuta d’arresto per la richiesta brasiliana, pur non chiudendo del tutto il capitolo giudiziario che la riguarda.

Il contesto delle accuse informatiche

Le imputazioni contestate in Brasile descrivono un’operazione che avrebbe coinvolto anche l’hacker Walter Delgatti Neto, condannato a otto anni e tre mesi per il suo ruolo nell’intrusione. Secondo l’accusa, l’obiettivo era minare la credibilità del potere giudiziario attraverso l’inserimento di documenti alterati, tra cui un mandato d’arresto falso a carico del giudice Alexandre de Moraes. In Italia la difesa ha puntato l’attenzione su presunte irregolarità procedurali e su elementi che, a giudizio dei legali, compromettono la regolarità del processo di estradizione.

La scarcerazione, le dichiarazioni e le condizioni personali

Al momento dell’uscita dal carcere, Zambelli ha pubblicato un messaggio di ringraziamento rivolto a Dio e ha parlato di un percorso futuro orientato a una missione personale. Il video è stato diffuso dal suo avvocato Pieremilio Sammarco, che ha reso noto l’esito favorevole alla richiesta di non estradizione per il primo procedimento. I suoi difensori hanno inoltre fatto presente che, durante la detenzione, si erano verificate criticità legate alle cure mediche, segnalando un peggioramento delle condizioni di salute dell’ex deputata come elemento da considerare nel quadro complessivo della vicenda.

Reazioni istituzionali e mediatiche

La scarcerazione è stata accolta con attenzione dai media sia in Italia che in Brasile. Da una parte si sottolinea il ruolo della magistratura italiana nel valutare le garanzie procedurali previste dal diritto interno; dall’altra restano forti le critiche da parte di chi ritiene che le condanne emesse in Brasile dovrebbero trovare esecuzione. La questione ha anche richiamato il tema della cittadinanza: Zambelli è titolare di cittadinanza italiana, elemento che ha avuto rilievo nei passaggi procedurali relativi alla sua permanenza nel nostro Paese.

Gli aspetti ancora aperti e le prossime tappe

Non è però una conclusione definitiva della vicenda: rimane pendente la richiesta di estradizione relativa alla seconda condanna, connessa all’episodio di porto d’arma illegale per il quale le è stata inflitta una pena aggiuntiva di cinque anni e tre mesi in Brasile. Quel procedimento riguarda un episodio del 2026 a San Paolo, quando le autorità contestano che Zambelli abbia puntato una pistola contro un sostenitore politico. La Corte di Cassazione italiana dovrà esaminare anche questa istanza nei prossimi mesi, con la possibilità di decidere in modo diverso rispetto al primo caso.

In parallelo, la posizione di Zambelli come soggetto segnalato nelle liste internazionali rende probabili ulteriori verifiche da parte delle autorità competenti: l’Interpol, le autorità italiane e le istituzioni brasiliane resteranno coinvolte finché non si definiranno gli sviluppi giudiziari. La difesa ha ribadito che continuerà a impugnare le condanne sostenendo la presenza di vizi procedurali e criticità nelle modalità di accertamento dei fatti, mentre l’opinione pubblica e i media continueranno a seguire con attenzione ogni nuova sentenza.