L’attentato avvenuto sotto l’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci, nella notte del 16 ottobre 2025, torna al centro dell’attenzione dopo nuove indiscrezioni emerse nel corso della trasmissione “Lo stato delle cose”. Le rivelazioni rilanciate da Massimo Giletti aprono a un possibile collegamento con la camorra e riaccendono il dibattito sulle modalità dell’azione e sulle indagini in corso.
L’attentato a Sigfrido Ranucci: indagini in corso e quadro degli approfondimenti
Le attività investigative sono ancora in corso e coinvolgono la Procura di Roma e i carabinieri del nucleo investigativo, impegnati nell’analisi di sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, oltre che di eventuali tracce utili alla ricostruzione dei movimenti degli attentatori. Gli inquirenti stanno valutando diversi elementi che, nel loro insieme, sembrerebbero rafforzare l’ipotesi di un’azione riconducibile a contesti organizzati della criminalità campana. In alcune ricostruzioni giornalistiche vengono richiamati anche collegamenti con gruppi già noti nell’ambito delle dinamiche camorristiche.
Lo stesso Sigfrido Ranucci, in un’audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, aveva descritto l’ordigno come particolarmente pericoloso, sottolineando che poteva “fare esplodere le auto a gas e far crollare la villetta“. Il giornalista ha inoltre evidenziato come nel tempo abbia ricevuto numerose minacce legate ai temi trattati dalle sue inchieste, che spaziano da criminalità organizzata e appalti pubblici fino a vicende storiche di rilievo. In una dichiarazione successiva, aveva anche affermato: “Noi tocchiamo talmente tanti interessi e centri di potere che è impossibile capire l’origine“.
Attentato a Sigfrido Ranucci, la rivelazione di Massimo Giletti: “C’entra la camorra”
Secondo quanto emerso nel corso della trasmissione “Lo stato delle cose”, il giornalista e conduttore Sigfrido Ranucci sarebbe stato coinvolto in un attentato la cui matrice viene oggi ricondotta ad ambienti della camorra. A rilanciare la notizia è Massimo Giletti, che ha anticipato in diretta alcuni elementi raccolti nel corso delle indagini e riferiti come particolarmente rilevanti.
Massimo Giletti ha ripercorso la notte del 16 ottobre, quando “qualcuno arriva, piazza dell’esplosivo sotto l’auto di Ranucci e fa scatenare l’inferno“. Nelle sue dichiarazioni ha inoltre chiarito che alcune ricostruzioni iniziali si sarebbero rivelate fuorvianti: “Si è parlato di una Panda nera, si è parlato di plastico: né uno né l’altro“. Secondo quanto riportato, gli esecutori materiali sarebbero soggetti provenienti dalla Campania, arrivati appositamente per compiere l’azione e poi rientrati nella stessa area dopo l’attentato, utilizzando un mezzo diverso da quello inizialmente ipotizzato. In questo quadro, Giletti ha ribadito che “gli autori dell’attentato appartengono alla camorra, sono arrivati dalla Campania per l’attentato e sono tornati in Campania dopo aver effettuato l’attentato“.
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