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Mamma e figlia avvelenate con la ricina, l'autopsia chiarisce: "Dose letale, impossibile salvarle"

Mamma e figlia avvelenate con la ricina, l'autopsia chiarisce: "Dose letale, impossibile salvarle"

L'autopsia conferma l'intossicazione da ricina: la quantità di veleno era fatale. Ancora dubbi su come sia avvenuto l'avvelenamento.

Nuovi sviluppi emergono dall’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. I risultati dell’autopsia hanno confermato che il decesso delle due donne è stato provocato da un’intossicazione acuta da ricina, mentre gli accertamenti delineano un quadro sempre più chiaro sulle cause della morte, lasciando però ancora aperti gli interrogativi su come il veleno sia stato somministrato e su chi sia il responsabile.

Avvelenate con la ricina, le indagini proseguono: resta il mistero sulla contaminazione

Sebbene le cause della morte siano ormai state accertate, rimangono ancora numerosi interrogativi sulle modalità con cui la ricina sia entrata nell’organismo delle due vittime. Come riportato da Tgcom24, gli specialisti ritengono che “l’esposizione alla sostanza tossica“ sia avvenuta “più probabilmente per via orale“, ipotizzando quindi l’assunzione attraverso un alimento o una bevanda.

L’autopsia ha inoltre permesso di restringere la finestra temporale dell’esposizione: “La comparsa dei primi sintomi nella mattinata del 25 dicembre orienta verso una possibile esposizione avvenuta verosimilmente tra il 23 ed il 24 dicembre“, giorni in cui la famiglia aveva consumato diversi pasti durante le festività natalizie.

Nonostante queste indicazioni, non è ancora stato possibile individuare con certezza il veicolo della contaminazione né il responsabile del duplice omicidio.

Le indagini proseguono anche all’estero: gli esperti del Robert Koch Institut di Berlino stanno analizzando circa 70 alimenti sequestrati nell’abitazione di Pietracatella, oltre a oggetti, indumenti e campioni biologici, compresi quelli prelevati a Gianni Di Vita e alla figlia maggiore Alice, nel tentativo di ricostruire con precisione la dinamica dell’avvelenamento.

Avvelenate con la ricina, l’autopsia su mamma e figlia: “Dose letale, impossibile salvarle”

I risultati dell’autopsia su Antonella Di Ielsi e sulla figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute a Pietracatella (Campobasso) per una sospetta intossicazione da ricina, hanno fornito elementi ritenuti decisivi dagli esperti. Dalle indiscrezioni dell’Ansa, la relazione, composta da 838 pagine e depositata il 9 luglio, insieme agli accertamenti eseguiti con il supporto del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, confermerebbe che entrambe le vittime sono morte a causa di un avvelenamento acuto provocato dalle tossine del ricino. Le indagini chimico-tossicologiche hanno infatti evidenziato “valori compatibili con un’intossicazione acuta da tossine del ricino“.

Secondo i consulenti, l’elevatissima concentrazione del veleno nell’organismo, l’assenza di un antidoto specifico e la rapidità con cui il quadro clinico è peggiorato rendono improbabile che un diverso intervento sanitario avrebbe potuto cambiare l’esito della vicenda. Nella relazione si leggerebbe infatti: “Alla luce dell’elevato quantitativo delle tossine del ricino individuate agli esami tossicologici, dell’assenza di antidoto specifico e della rapidità evolutiva del quadro, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso della paziente“.

Una conclusione che tende anche a rafforzare la posizione dei cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, indagati per omicidio colposo dopo che madre e figlia erano state dimesse dal pronto soccorso poche ore prima del decesso.

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