> > Civitillo, 76 anni, accusato di uccidere l'ex moglie nella piscina di Erba

Civitillo, 76 anni, accusato di uccidere l'ex moglie nella piscina di Erba

Civitillo, 76 anni, accusato di uccidere l'ex moglie nella piscina di Erba

Il caso di Patrizia Monteleone ha portato all'arresto del marito per un crimine insospettabile nella piscina di casa.

Il 27 settembre scorso la provincia di Como è stata scossa da una tragica scoperta: la Patrizia Monteleone, 64 anni, ritrovata senza vita nella piscina della casa di famiglia a Erba, nella frazione di Buccinigo. La vittima, limitata nella deambulazione a causa di un ictus, era costretta su una sedia a rotelle. L’ex marito, Carmine Civitillo, ha dato l’allarme, sostenendo di essere uscito al mattino e di aver trovato la madre della sua figlia in acqua al suo ritorno.

L’arresto di Carmine Civitillo

Il 31 ottobre i carabinieri del comando provinciale di Como hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di Civitillo, 76 anni, originario di Benevento. La sua detenzione è avvenuta nella stessa provincia, dopo il sequestro della villetta dove era avvenuto il presunto fatto.

L’uomo è stato imputato per omicidio volontario pluriaggravato, con l’accusa di aver soffocato l’ex moglie prima di gettarla nella piscina, tentando di farla apparire come un incidente.

Ricostruzione dei fatti secondo le indagini

Le prime verifiche sul luogo hanno subito sollevato dubbi sulla versione proposta da Civitillo. La sedia a rotelle è stata ritrovata fradicia sul bordo della vasca, un elemento difficile da spiegare se la vittima fosse caduta spontaneamente.

L’autopsia ha infatti evidenziato che la causa della morte è stata il soffocamento, con segni di lacerazioni alla bocca, perciò la caduta in acqua risulterebbe solo un atto successivo.

Le prove autoptiche

Il medico legale ha precisato che il sangue presente nella bocca e le lesioni alle vie aeree indicano una compressione prolungata, incompatibile con una semplice immersione accidentale. Solo dopo il decesso la vittima sarebbe stata spinta in acqua, probabilmente per far credere a tutti un tragico incidente domestico.

Le intercettazioni e la videosorveglianza

Le registrazioni di una telecamera di zona hanno mostrato l’auto di Civitillo rientrare in casa ben prima delle 11 del mattino, contraddicendo la sua affermazione di un ritorno intorno a mezzogiorno. Inoltre, i vicini hanno riferito di aver udito urla di aiuto nella stessa mattina, elemento che fa vacillare ulteriormente la narrazione dell’ex coniuge.

Motivi, minacce e il ruolo dei familiari

Le indagini hanno evidenziato un contesto familiare segnato da tensioni. Eleonora, una delle tre figlie, ha dichiarato che il rapporto tra i genitori era estremamente conflittuale e che il padre aveva più volte espresso l’intenzione di “liberarsi” della moglie, considerandola un “peso”. Il 10 luglio l’ex marito era stato sentito pronunciare la minaccia: “Prima o poi ti affogo”. Queste parole, combinate con richieste di ridurre il mantenimento e con la pressione economica legata alla convivenza nella casa di Erba, hanno costituito il motore dell’accusa.

La figlia Giada ha chiesto al medico di famiglia del padre una visita psichiatrica, suggerendo che l’uomo potesse presentare un grave squilibrio mentale, privo di freni inibitori. La pm di Como, Alessandra Bellù, ha sottolineato la “fredda determinazione” dell’imputato e la sua completa indifferenza verso la sorte della vittima, anche commentando la morte con risate e battute sprezzanti.

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