L’aborto in casa si è trasformato in una grave emergenza sanitaria, facendo scattare anche un’inchiesta giudiziaria. A Rimini, una donna di 33 anni è stata ricoverata dopo aver assunto un farmaco per interrompere la gravidanza al quarto mese. Una violenta emorragia l’ha costretta a ricorrere alle cure dei medici, mentre la Procura indaga anche sulla posizione della madre.
Rimini, 33enne ricoverata dopo un aborto farmacologico in casa: aperta un’inchiesta
Come riportato dall’Ansa, una donna di 33 anni è finita in ospedale a Rimini dopo aver interrotto autonomamente la gravidanza attraverso l’assunzione di un farmaco acquistato all’estero. La vicenda, avvenuta nella notte tra sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre, ha rischiato di trasformarsi in tragedia: la donna è stata colpita da una grave emorragia interna, che ha reso necessario l’intervento dei soccorritori e il successivo trasferimento al pronto soccorso.
A chiedere aiuto sarebbero stati i familiari, preoccupati per il peggioramento delle sue condizioni.
Secondo le prime ricostruzioni, la 33enne avrebbe assunto il medicinale nella propria abitazione con l’intenzione di interrompere una gravidanza indesiderata, arrivata presumibilmente al quarto mese. Il farmaco, destinato a provocare l’aborto, sarebbe stato acquistato in Perù e non sarebbe disponibile in Italia.
Rimini, aborto in casa al quarto mese: la Procura apre un’inchiesta, indagata anche la madre
La segnalazione partita dal personale medico del pronto soccorso ha fatto scattare gli accertamenti della Polizia di Stato. In un primo momento sono intervenuti gli agenti delle Volanti, mentre la ricostruzione dei fatti è stata affidata alla Squadra Mobile, con il supporto della Polizia Scientifica. Come riportato da Rimini Today, la Procura di Rimini ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di interruzione di gravidanza al di fuori dei casi consentiti dalla legge.
Nel registro degli indagati, oltre alla 33enne, sarebbe stata iscritta anche la madre, sospettata di aver collaborato con la figlia. Tra i provvedimenti disposti dall’autorità giudiziaria figurano una perquisizione e il recupero del feto, sottoposto a conservazione per gli esami medico-legali. Gli investigatori dovranno stabilire con precisione a quale settimana di gestazione fosse arrivata la donna e verificare le circostanze in cui si è verificata l’interruzione.
