Barcellona, Capitale mondiale dell’architettura per il 2026, è il palcoscenico del XXIX Congresso mondiale degli architetti UIA. Dal 28 giugno al 2 luglio, la città catalana accoglie oltre 10mila professionisti, studenti e rappresentanti istituzionali da più di 130 Paesi. L’evento, che si svolge in diverse location tra cui Les Tres Xemeneies, il Ccib e il Disseny Hub Barcelona, è un’occasione unica per discutere delle sfide globali che l’architettura deve affrontare.
Il tema centrale del congresso, Becoming. Architectures for a planet in transition riflette l’urgenza di ripensare l’architettura in un contesto di crisi climatica e disuguaglianze territoriali. Non si tratta più di progettare edifici, ma di immaginare soluzioni che integrino stabilità, ecologia e cura, superando l’antropocentrismo tradizionale.
Les Tres Xemeneies: un simbolo di trasformazione
Les Tres Xemeneies, ex centrale termica sul fronte mare di Barcellona, è il luogo simbolo di questa trasformazione. Questo spazio, un tempo abbandonato, è ora un hub temporaneo per mostre, forum e sperimentazioni. Presto diventerà Catalunya Media City, un polo tecnologico, audiovisivo e digitale. La struttura rappresenta perfettamente l’obiettivo del congresso: trasformare l’esistente, dare nuovi usi a spazi sospesi e immaginare possibilità prima che diventino programma.
La mostra centrale del congresso, ospitata nella sala turbine della ex centrale, resterà aperta al pubblico fino al 19 luglio. Con i suoi 4mila metri quadrati, la mostra è un punto di partenza per esplorare come l’architettura possa contribuire a risolvere le crisi ambientali e sociali.
Nuove sfide per l’architettura
Durante la serata inaugurale, Regina Gonthier, presidente UIA, ha sottolineato che le sfide attuali non possono essere affrontate con le formule del passato. Marta Vall-llossera, presidente del Cscae e del Congresso, ha parlato di Barcellona come un punto di incontro globale per condividere conoscenza e immaginare risposte comuni. Il sindaco Jaume Collboni ha definito la città un «laboratorio vivo delle città di domani», mentre Iñaqui Carnicero, segretario generale dell’Agenda urbana, casa e architettura del governo spagnolo, ha indicato nella disciplina la capacità di «trasformare l’incertezza in possibilità».
Il congresso parte dalla messa in discussione dell’antropocentrismo, proponendo una nuova idea di città come parte di sistemi ecologici. La triade vitruviana firmitas, utilitas, venustas viene affiancata da una nuova agenda fondata su stabilità, ecologia e cura. Stabilità non come permanenza immobile, ma come capacità di lavorare con suoli instabili e climi mutevoli; ecologia non come verde aggiunto al progetto, ma come riconoscimento dell’edificio dentro sistemi biologici e geologici; cura non come retorica, ma come manutenzione e riparazione.
Scicli: un esempio di rinascita architettonica
Mentre Barcellona ospita il Congresso mondiale degli architetti, in Sicilia un altro progetto di recupero sta attirando l’attenzione. A Scicli, nelle campagne iblee, un rudere abbandonato è stato trasformato in una masseria di design grazie al lavoro di artigiani locali e di una giovane architetto milanese con la Sicilia nel cuore. Dimora Camille, questo il nome della struttura, è un esempio di come il restauro possa diventare rinascita.
La struttura, datata 1851 e utilizzata per la raccolta delle olive, è stata recuperata utilizzando materiali e tecniche di reimpiego. La pietra locale, lavorata con grandissima maestria, cambia colore con la luce, creando un effetto straordinario. Ogni oggetto all’interno della masseria è una creazione unica, frutto di una progettazione sartoriale che unisce tradizione e innovazione.
Il giardino botanico, ricavato tra le rocce, è un gioiello verde che completa l’accoglienza di questa dimora rinata. Un’antica cisterna d’irrigazione scavata nella roccia è stata trasformata in uno spazio dedicato al benessere, un ulteriore esempio di come il recupero possa creare nuove opportunità.
