> > Victoria colombiana: la nuova ninfea con foglie da due metri

Victoria colombiana: la nuova ninfea con foglie da due metri

Victoria colombiana: la nuova ninfea con foglie da due metri

Una ninfea dalle foglie enormi, scoperta in Colombia grazie a un selfie e a un'epica remata notturna.

Nel 2021 un semplice selfie pubblicato su Instagram ha innescato una delle più affascinanti scoperte botaniche degli ultimi anni. Le immagini, scattate da Jeremiah Harris mentre si immergeva in uno stagno della regione di Inírida, in Colombia, mostrano una pianta dalle dimensioni straordinarie, ben al di fuori dell’area tradizionalmente abitata dalla più nota Victoria amazonica.

L’osservazione ha subito catturato l’attenzione di Carlos Magdalena ricercatore dei Royal Botanic Gardens, Kew che ha avvertito qualcosa di anomalo.

Magdalena, esperto mondiale di ninfee, ha confrontato la zona di provenienza delle foto con le mappe di distribuzione note e, constatando che il fiume Inírida non rientrava nell’habitat della specie più comune, ha ipotizzato l’esistenza di un taxon ancora non descritto.

Utilizzando immagini satellitari, ha individuato una macchia verde che corrispondeva al punto esatto mostrato nei post, confermando così la presenza di una pianta di grandi dimensioni in quella zona remota della foresta pluviale.

Il misterioso selfie che ha svelato una nuova specie

Il selfie di Harris, pubblicato su Instagram, mostrava una massa di foglie rotondeggianti che si estendevano quasi per due metri di diametro.

Per i botanici, una tale misura era senza precedenti: una foglia di quell’entità era visibile persino dalle fotografie satellitari, diventando un segnale distintivo sul mappamondo digitale. Magdalena ha subito contattato esperti locali, avviando una collaborazione con il Jardín Botánico de Bogotá José Celestino Mutis e altri ricercatori colombiani. Dopo quasi due anni di preparativi logistici, è nata la decisione di partire per una spedizione sul campo.

Analisi delle immagini e ipotesi di Magdalena

Le foto di Harris sono state analizzate frame per frame, mettendo in luce la caratteristica struttura a ventaglio delle foglie, tipica del genere Victoria. L’uso di software di geolocalizzazione ha permesso di triangolare la posizione esatta, mentre le misurazioni preliminari indicavano un diametro di circa due metri. Questi dati hanno spinto il team a credere di fronte a una specie nuova mai documentata né conservata in alcun erbario, nemmeno in quelli dei 6,4 milioni di campioni custoditi a Kew.

L’improrogabile spedizione nella foresta pluviale di Inírida

Nel cuore della foresta pluviale, fresca di una stagione delle piogge particolarmente intensa, la squadra di Magdalena si è avventurata per cinque giorni. I primi tre giorni hanno portato solo due esemplari non fioriti, rendendo difficile l’identificazione tassonomica, poiché il campione di erbario fertile – cioè con fiori – è imprescindibile per distinguere una nuova specie da quelle già note. Il clima umido e le acque elevate rendevano l’accesso ancora più complesso.

La notte all’una e la scoperta dei cinque esemplari in fiore

Il punto di svolta è arrivato nella notte dell’ultimo giorno di campo. Il barcaiolo locale, Gustavo Melo appartenente alla comunità indigena Tucano, ha offerto al team le sue conoscenze di navigazione e ha indicato la posizione di un piccolo lago nascosto. Alle ore 1.00, immersi nell’oscurità totale, i ricercatori hanno seguito il suo istinto, remando contro corrente. Poco prima dell’alba, hanno scoperto un gruppo di cinque ninfee, una delle quali era in pieno splendore floreale, fornendo così il prezioso materiale necessario per la descrizione scientifica.

Rilevanza scientifica e prospettive di conservazione

La scoperta è stata descritta nella rivista Phytotaxa con il nome Victoria colombiana. Carlos Magdalena ha definito l’avvenimento «la conferma che la natura continua a sorprenderci», sottolineando come l’integrazione tra sapere indigeno competenze orticole e tecnologia sociale abbia reso possibile l’intera avventura. Il tassonomo Maarten Christenhusz ha aggiunto che questa ninfea è “visibile dallo spazio”, un promemoria dell’enorme quantità di vita ancora sconosciuta sul pianeta.

Il passo successivo, secondo Magdalena, è orientato alla tutela della nuova specie. Con le foreste pluviali minacciate da deforestazione e cambiamenti climatici, la presenza di una pianta così imponente richiede misure di protezione immediate. La scoperta testimonia anche l’importanza di monitorare i contenuti dei social media: un semplice selfie, combinato con analisi satellitari e la collaborazione di comunità locali, può aprire le porte a nuove frontiere della botanica.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app