Durante un comizio a Grand Rapids, nel Michigan, il segretario alla salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. ha sostenuto che i cinquecento milioni di arabi al mondo “non producono scienza” né letteratura, né conquistano premi come il Nobel o il Fields. Le parole hanno subito generato polemiche, poiché storicamente gli arabi hanno guidato importanti scoperte in matematica, medicina, ottica e geografia.
Le affermazioni di RFK Jr. e il contesto politico
Il discorso è stato pronunciato in occasione di un evento elettorale in cui Kennedy sosteneva il candidato repubblicano Mike Rogers contro l’arabo-americano Abdul El-Sayed. L’intervento, in un clima di forte antagonismo partigiano, è stato giudicato razzista e islamofobico da diversi osservatori, che hanno sottolineato l’assenza di basi fattuali dietro le sue affermazioni.
Organizzazioni come il Council on American-Islamic Relations hanno chiesto la sua rimozione dal ruolo di segretario, evidenziando il rischio di alimentare odio contro la comunità araba e musulmana.
Le radici della scienza araba: dall’età d’oro alle innovazioni moderne
Il periodo comunemente definito Età d’oro islamica (circa 750-1258 d.C.) ha visto la fioritura di una cultura scientifica in cui l’arabo era la lingua franca della conoscenza.
Figure come Muḥammad ibn Musa al-Khwarizmi (813-833) hanno introdotto l’algebra, codificando equazioni lineari e quadratiche nel trattato “Al-Jabr”. Allo stesso tempo, i numeri 0-9, importati dall’India, sono stati diffusi dagli studiosi arabi, sostituendo i più limitati numeri romani.
I pionieri dell’ottica e della chirurgia
Ibn al-Haytham (965-1040), noto come “padre dell’ottica moderna”, ha spiegato il ruolo della luce nella visione umana, gettando le basi della fisica della luce. Parallelamente, Abu al-Qasim al-Zahrawi (936-1013), soprannominato “padre della chirurgia moderna”, ha redatto un’enciclopedie di 30 volumi sulle pratiche mediche e ha illustrato numerosi strumenti chirurgici, influenzando la medicina europea per secoli.
Scoperte in medicina e geografia
Nel IX secolo, Fatima al-Fihri fondò l’università di al-Qarawiyyin a Fez, considerata la più antica istituzione universitaria ancora operativa. Più tardi, Ibn al-Nafis (1213-1288) descrisse la circolazione polmonare prima di William Harvey, mentre Muhammad al-Idrisi (1100-1165) creò la “Tabula Rogeriana”, una delle mappe medievali più precise, dimostrando l’eccellenza araba anche nella cartografia.
Riconoscimenti contemporanei: premi Nobel, Fields e Wolf
Le dichiarazioni di RFK Jr. sono palesemente contraddette dai successi recenti di scienziati arabi. Peter Medawar, nato da padre libanese, vinse il Nobel per la Medicina nel 1960 per la tolleranza immunitaria. Il matematico Michael Atiyah, di origine libanese, ricevette la Medaglia Fields nel 1966. L’autore egiziano Naguib Mahfouz ottenne il Nobel per la Letteratura nel 1988, unico vincitore a scrivere in arabo.
In chimica, Ahmed Zewail (Egitto) fu insignito sia del Wolf Prize (1993) sia del Nobel (1999) per la femtocemia. Mohamed El-Baradei condivise il Nobel per la Pace nel 2005 come direttore dell’IAEA. Più recentemente, Omar M. Yaghi, di origine palestinese, ha vinto il Wolf Prize (2018) e il Nobel per la Chimica (2025) per i metal-organic frameworks, materiali capaci di catturare gas, raccogliere acqua dall’aria e depurare inquinanti.
Altri scienziati di discendenza araba hanno ottenuto riconoscimenti di prestigio: Elias James Corey (Lebano-americano) Nobel Chimica 1990, Moungi Bawendi (francese-tunisino) Nobel Chimica 2023 per i quantum dot, e Omar Yaghi nuovamente premiato nel 2025. Questi esempi dimostrano che la narrativa di “assenza di premi” è priva di fondamento.
